La Bolivia è un paese ricco di acqua, ma la distribuzione e l’accesso a questa risorsa vitale non sono omogenei e rispecchiano le grandi differenze geografiche e socio-culturali che caratterizzano il paese andino. La Bolivia è stata al centro dell’attenzione internazionale per l’opposizione popolare alle politiche di privatizzazione dell’acqua e per aver riconosciuto nella nuova Costituzione approvata nel 2009 l’acqua come un diritto umano fondamentale per la vita (art. 373). Nonostante questo fondamentale ricnonoscimnto, secondo i dati del Grupo de Cooperación en Agua y Saneamiento (GRAS) il 25% dei boliviani non dispone di acqua potabile e solo il 14% della superficie agricola è dotata di sistemi d’irrigazione. Oltre alle caratteristiche idro-geologiche non omogenee del paese bisogna considerare che le attività umane stanno aggravando i problemi relativi all’accesso all’acqua: la contaminazione dei corpi d’acqua e lo sfruttamento non sostenibile delle fonti disponibili (sotterranee e superficiali) contribuiscono a ridurre la disponibilità d’acqua sicura. Inoltre gli effetti dei cambiamenti climatici, aggravatisi esponenzialmente negli ultimi anni, accrescono ulteriormente i problemi legati alla scarsità d’acqua debilitando le già precarie fonti disponibili, alterando i cicli idrologici e le precipitazioni ed aumentando gli eventi metereologici estremi. Tutti questi fattori compromettono il diritto di accesso all’acqua e, come diretta conseguenza, alla sicurezza e sovranità alimentare di molte comunità che vivono nelle aree rurali e peri-urbane del paese. A cavallo tra il 2016 ed il 2017 la Bolivia ha vissuto, e sta tuttora vivendo, la peggiore crisi idrica degli ultimi 25 anni: il 21 novembre 2016 il presidente Evo Morales ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per la scarsità d’acqua, “le autorità boliviane calcolano infatti che la scarsità d’acqua sta colpendo direttamente a più di 150.000 famiglie e 290.000 ettari di terreno agricolo” (CNN, 2016). Inoltre quasi 3 milioni di persone nel paese (il 25% della popolazione nazionale) vivono quotidianamente un razionamento nella distribuzione dell’acqua.

Il diritto all'acqua nel Progetto Pachamama

Il Progetto Pachamama si propone di incrementare la disponibilità dell’acqua e l’efficienza nel suo utilizzo. Trasversalmente si propone di garantire l’equità nell’accesso ed il riconoscimento del diritto alla gestione dell’acqua alle donne.

A Cochabamba, dove non ci sono acque superficiali sufficienti, si prevede la costruzione di 30 sistemi di raccolta di acqua piovana nelle dieci comunità di intervento. Ciascuna cisterna avrà una capienza di 52.000 litri e sarà collegata ai tetti delle case attraverso un sistema di connessioni idrauliche per la captazione dell’acqua piovana. Il disegno delle cisterne replicherà quello di esperienze precedenti di CeVI in Bolivia, che di conseguenza s’ispira all’esperienza ventennale brasiliana del programma “1 Milione di Cisterne”. Le opere saranno costruite ricorrendo alla manodopera comunitaria, sotto la supervisione dei tecnici di progetto, favorendo la ownership comunitaria e facilitando la successiva autogestione. A La Paz invece, dove si sono presenti acque superficiali, ma mancano sistemi di captazione e distribuzione, si realizzerà un’opera di presa dal torrente Tacachaca ed il relativo sistema di adduzione e distribuzione, che garantirà continuità nella disponibilità d’acqua per l’irrigazione ed usi domestici.

L’acqua raccolta attraverso le cisterne a Cochabamba ed il sistema di captazione a La Paz, sarà resa disponibile per l’irrigazione delle parcelle ed orti familiari attraverso sistemi ad alta efficienza e basso consumo che garantiranno un incremento della disponibilità e della varietà di alimenti sani oltre ad un miglioramento delle abitudini alimentari nelle comunità d’intervento. Comitati di gestione dell’acqua sono molto diffusi in Bolivia, e rappresentano un sistema di organizzazione comunitario per la gestione dell’acqua, basato sulla partecipazione della comunità e sulla rotazione delle responsabilità. Il progetto prevede un rafforzamento tecnico ed amministrativo di questi Comitati per la gestione sostenibile delle infrastrutture e del ciclo idrico, favorendo la parità di accesso delle donne.

Pertutelare la disponibilità e la qualità dell’acqua si promuoverà la realizzazione di campagne per la protezione dei bacini idrografici. Si realizzeranno inoltre workshop comunitari e scolastici ed attività di protezione delle sorgenti con giornate di attività di campo, in cui si coinvolgeranno bambini e famiglie in attività di riforestazione, pulizia e/o recinzione delle aree di ricarica. In seguito ad un’analisi partecipativa dei diritti di proprietà e degli usi del territorio del bacino e delle sue risorse, verranno identificati i punti di forza e di debolezza della gestione del bacino per costruire e validare pratiche più sostenibili e non inquinanti, che verranno poi inserite in un Accordo di Bacino con uno specifico piano di azione inter-istituzionale.

Il caso di San Antonio: accumulare l'acqua piovana contro la siccità

In seguito alle prime visite di progetto, la comunità di San Antonio (Municipio di Aiquile, Cochabamba) è stata scelta per iniziare la realizzazione della attività. Qui il clima è molto arido e nonostante l’epoca delle piogge, le precipitazioni sono molto rare. Per questa siccità molto forte, quest’anno la maggior parte delle coltivazioni non ha dato alcun prodotto. L’acqua che si accumula nei depositi d’acqua è molto poca e la maggior parte delle famiglie continua ad irrigare per inondazione, utilizzando definitivamente troppa acqua, che in questo luogo è così preziosa. L’acqua non risulta sufficiente nemmeno per il consumo: il torrente che prima riempiva il serbatoio comunale ora è secco quasi l’intero anno, non permettendo un accesso sicuro all’acqua.

Nel paese vivono 27 famiglie, delle quali 14 sono affiliate all’OECA (Organización Economica Campesina) CORACA Aiquile, l’associazione di produttori di miele. Per le famiglie questa è un’attività complementare: ormai non è più possibile vivere di agricoltura perchè il clima è cambiato ed i terreni che da anni vengono torturati con agrotossici e pesticidi chimici, ormai sono diventati improduttivi. I giovani quindi se ne vanno, lasciando San Antonio a donne ed anziani. La sfida consiste nel dare soluzioni alternative, nel tornare a riflettere sul territorio e sugli effetti del cambio climatico.

Vicino alla via principale di San Antonio è presente un tetto molto grande che protegge una “cancha”: questa è la struttura perfetta per raccogliere acqua piovana in quantità con una discreta qualità. La proposta è quella di procedere con la costruzione di due cisterne circolari seminterrate per la raccolta dell’acqua piovana, ciascuna della capacità di 52.000 litri. Il processo di costruzione inizia lunedì 18 febbraio ed in 10 giorni di partecipazione della comunità, occhi curiosi e lavoro intenso, l’opera viene portata a termine.

Il prossimo mese si procederà all’installazione del sistema di captazione del tetto e del sistema di connessioni ad un serbatoio di distribuzione per il sistema di irrigazione che permetterà la produzione di ortaggi in una parcella comunitaria. 104.000 litri di acqua all’anno e tecnologie ad alta efficienza permetteranno l’intero ciclo di produzione di verdure ed ortaggi, garantendo la sicurezza alimentare delle famiglie della comunità di San Antonio.

Si scrive acqua, si legge diritto umano fondamentale

Migliorare le condizioni di accesso all’acqua è una sfida complessa e multi-dimensionale che i partner del progetto Pachamama raccolgono con entusiasmo e realismo. La scarsità d’acqua non è un problema solamente idrologico, non dipende solo dalla dislocazione spazio-temporale del ciclo dell’acqua. É un problema strettamente vincolato agli usi e le richieste d’acqua e quindi al modello di sviluppo dominante che orienta la domanda e l’offerta idrica. É un problema vincolato agli investimenti in materia di infrastruttura idrica e conservazione ambientale ed alle politiche locali, nazionali ed internazionali che orientano questi investimenti. É un problema che risente ogni giorno di più dei cambiamenti climatici che modificano i fenomeni meteorologici e quindi la disponibilità d’acqua dei territori.

Gli interventi proposti per tanto non pretendono di essere risolutivi, non possono affrontare le questioni strutturali ambientali, politiche ed economiche che determinano le condizione di accesso all’acqua nelle comunità d’intervento. L’obbiettivo degli interventi è di costruire, dal basso, nella reciprocità, buone prassi che possano mitigare queste problematiche e soprattutto generare organizzazione locale per analizzare e affrontare queste sfide. In particolare gli interventi si basano su tutte le lezioni apprese ed i valori di cooperazione attorno all’acqua che le organizzazioni partner del progetto Pachamama condividono. In particolare il riconoscimento che la gestione dell’acqua intesa come bene comune è necessariamente una gestione che deve cominciare nelle comunità locali. Deve iniziare a ri-costituirsi a partire dalle risorse, idee, aspettative e necessità delle comunità locali. Costruire spazi di discussione e consenso, unire generi e generazioni, riconoscere i cicli naturali e valorizzare quelli culturali è punto di partenza ed arrivo di ogni intervento. La Bolivia aldilà delle problematiche di accesso all’acqua ci insegna da sempre a vedere le cose da un altro punto di vista. A considerare l’acqua anche da un altro piano cosmologico. “Nosotros, los hombres y mujeres de los Andes pensamos diferente. Para nosotros y nosotras, la naturaleza es un todo. No es un medio inerte, sino la suma de todo lo que existe en el lugar, lo que se ve y lo que no se ve. (…) El agua es de todos y es de nadie. Pertenece a la tierra y a los seres vivos, incluyendo el hombre. La madre naturaleza la distribuye de acuerdo a nuestras necesidades y a las características de cada piso ecológico” (O.Olivera, lettera di solidarietà al popolo Salvadoregno, 2016). Re-imparare a vivere in armonia con la terra ed i cicli naturali, usare la tecnologia per lavorare con l’ambiente e non contro di esso, e cercare di farlo attraverso la cooperazione sono le emozionati sfide con cui cercheremo di confrontarci nei prossimi tre anni.