A mi torna indiment simpri,
a cirî mi ven fin a Roma,
sot sera, e in font al cûr
a dûl l’âga dal Tajament
“L’Âga dal Tajament”
Roma 1969,
Siro Angeli, poeta.

Nella prima metà degli anni ’50 i corsi d’acqua Vinadia, Degano, Navarza, Lumiei, Tagliamento e relativi affluenti sono stati indiscriminatamente derivati dalla Sade nelle centrali di Ampezzo e di Somplago lasciando gli alvei desertificati con gravi danni idrogeologici ed ambientali e sconvolgendo il Lago di Cavazzo o dei Tre Comuni con lo scarico in esso dell’acqua gelida e torbida della centrale di Somplago.
Come se non bastasse, in questi ultimi anni stiamo assistendo ad un vero e proprio assalto selvaggio e speculativo ai pochi residui corsi d’acqua della nostra montagna per la costruzione di centraline per lo più da parte di privati.
Infatti quello delle centraline idroelettriche è un investimento molto remunerativo grazie agli incentivi pubblici (i certificati verdi) pagati dagli utenti nelle bollette.
Tale selvaggio assalto è confermato – come recentemente reso noto dalla stampa – dalle 130 nuove domande
di concessioni giacenti in Regione, per lo più da parte di soggetti extra-regionali.

Ultimamente assistiamo ad un’accelerazione di questo assalto ed anche, purtroppo, del rilascio di concessioni da parte della Regione. Un’accelerazione che, nonostante l’opposizione della popolazione, investe il fiume Fella con centrali che si susseguono “a catena” da Malborghetto a Resiutta, l’una captando lo scarico di quella immediatamente a monte, ma che investe anche gli ultimi due tratti rimasti allo stato naturale del torrente Degano.

Infatti la conferenza dei servizi il 05.01.2021 ha approvato il progetto di un’ulteriore centrale che interessa il corso
d’acqua dall’abitato di Forni Avoltri al ponte Temerat, mentre in Regione è in fase avanzata l’istruttoria di un progetto con opera di presa alla stretta di Comeglians e centrale ad Entrampo. Area questa che, unitamente al sovrastante Colle di San Giorgio, è catalogata dal Piano Paesaggistico Regionale come bene tutelato.
Il tutto accade nonostante la ferma opposizione dei Comuni di Forni Avoltri, di Comeglians, di Ovaro e della popolazione. Così l’intero corso del Degano sarà sotteso dalle derivazioni idroelettriche per lo più facenti capo a soggetti estranei al territorio: il Degano sarà il torrente che fu!


Questo assalto agli ultimi corsi d’acqua va fermato perché l’acqua è il bene comune e strategico per eccellenza, perché è fondamentale per la vita, per l’equilibrio idrogeologico, per l’ambiente ed il turismo e non deve quindi essere sfruttata per arricchire gli speculatori. Tanto più che una volta ottenuta la concessione il titolare considera quell’acqua come “sua” ed è favorito dalla vigente legislazione nell’ottenimento di proroghe alla scadenza 30-ennale della concessione, di modo che l’acqua “concessa” difficilmente ritorna nella piena disponibilità pubblica. Occorre quindi affermare con forza che la risorsa acqua non può essere utilizzata solo per produrre kW, che il suo utilizzo deve essere plurimo e giudizioso sul quale alle popolazioni locali spetta un ruolo determinante.

Pertanto i Comitati rivolgono un pressante APPELLO ai Sindaci dei Comuni montani, quali figure istituzionali di primaria rappresentanza del territorio, alle Comunità di Montagna e al Consorzio BIM, allo Stato e alla Regione dicendo di “NO GRAZIE!” a nuove idrocentrali – tanto più in presenza della diffusione di più avanzate tecnologie verdi di produzione di elettricità – e di esigere che la Regione non rilasci ulteriori concessioni idroelettriche – fatte salve quelle di centraline funzionali a malghe, rifugi alpini e domini collettivi – sì da preservare gli ultimissimi corsi d’acqua e i loro brevi tratti rimasti ancora allo stato naturale.

Leggi l’appello, firmato anche da noi del CeVI al link.

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