Come ogni anno il 22 marzo si celebra la giornata mondiale dell’acqua. In questa giornata non possiamo non ricordare che l’acqua è un elemento di sperequazione sociale: la distribuzione e l’accesso a questo bene comune essenziale per la riproduzione della vita non sono equitativi nel mondo, all’interno dei singoli paesi e nelle comunità locali. L’acqua è un elemento capriccioso, difficile da controllare, che fluisce costantemente. L’acqua scorre inesorabilmente da monte a valle seguendo le leggi della fisica, tuttavia l’interazione dell’uomo con la natura ha modificato i flussi naturali dell’acqua. Lo scorrimento dell’acqua nelle nostre società moderne è quindi spesso maggiormente influenzato dal denaro e dall’economica che dalle leggi della fisica. Le opere di captazione, stoccaggio e canalizzazione direzionano il prezioso bene comune verso gli usi e gli utenti considerati più meritevoli, più efficienti, più disponibili o propensi a pagare per usare e abusare dell’acqua. Frazioni aritmetiche che calcolano la produttività dell’acqua espresse solitamente in dollari su metri cubici influenzano le politiche pubbliche sulla gestione dell’acqua ed il destino di molti territori idrici.

In questa giornata ci preme riaffermare che l’acqua non è una risorsa che può essere distribuita secondo le leggi del mercato. L’acqua è un bene comune, un diritto dei popoli e della natura, un elemento divino per la sua capacità di donare e riprodurre la vita e come tale dev’essere gestita. Principi come l’equità, la sostenibilità, la salvaguardia ecologica devono essere alla base della governance dell’acqua a livello locale, nazionale ed internazionale. In questo articolo, pubblicato in occasione della giornata mondiale dell’acqua, vogliamo raccontare le attività realizzate nell’ambito del progetto Pachamama per garantire il diritto all’acqua in Bolivia. Attività volte garantire la disponibilità d’acqua per usi agricoli alle comunità indigene andine coinvolte nel progetto con attenzione speciale alle necessità delle donne. Il progetto Pachamama ha infatti l’obiettivo di rafforzare il ruolo delle donne rurali nel garantire la sicurezza alimentare nelle rispettive comunità. La disponibilità d’acqua è un elemento fondamentale per garantire a tutti il diritto ad un’alimentazione adeguata con sovranità e sostenibilità.

Carcaje è una comunità rurale situata a 25 km circa da Cochabamba, la terza città della Bolivia. In questa comunità il progetto Pachamama ha accompagnato l’associazione COMUVA che raccoglie 15 donne produttrici di ortaggi biologici. Nell’ambito del progetto sono state realizzate attività di assistenza tecnica per rafforzare i processi di produzione agro-ecologica negli orti familiari, la dotazione di serbatoi di 5.000 litri per la raccolta dell’acqua piovana e l’istallazione di sistemi di irrigazione a goccia per ottimizzare l’uso dell’acqua in un contesto di scarsità.

Grazie a questi strumenti tecnici e teorici messi a disposizione dal progetto, l’associazione di donne si è potuta rafforzare dal punto di vista organizzativo e ha potuto aumentare e diversificare la produzione di ortaggi biologici implementando un nuovo calendario agricolo. In questo modo è stato possibile dare ulteriore impulso alle attività di commercializzazione di COMUVA che vende i suoi prodotti biologici in un negozio di Cochabamba (negozio Kampesino gestito da CIOEC) che li rende accessibili sul mercato urbano.

Garantire un accesso sicuro all’acqua alle produttrici di Carcaje è un elemento fondamentale per permetterle di ricavare dal loro orto familiare una produzione annuale stabile. Questo permette alle donne di generare un introito economico costante, aumentandone il potere d’acquisto senza la necessità di doversi allontanare dall’ambiente domestico. In Bolivia, così come in molti altri paesi, la gestione dell’acqua riproduce alcuni schemi tradizionali e divisione dei ruoli tra uomini e donne. Gli uomini si occupano della gestione dell’acqua per fini produttivi, per generare introiti economici, mentre le donne si occupano della gestione dell’acqua in ambito domestico, per garantire l’igiene e la cura della famiglia. Gli interventi idraulici promossi nell’ambito del progetto Pachamama indirettamente sfidano questi schemi e questa divisione dei ruoli di genere. I sistemi di raccolta dell’acqua piovana sono infatti realizzati in ambito domestico (raccolta dell’acqua dai tetti della casa) con le donne, ma allo stesso tempo hanno finalità principalmente produttive volte a genere introiti economici.

Questa soluzione tecnica garantisce alle donne una fonte d’acqua sicura che possono gestire autonomamente senza per questo allontanarsi dalla attività domestiche o sfidare apertamente una divisione di ruoli tradizionalmente stabilita nella società. Tuttavia avere accesso all’acqua per usi produttivi e generare un’ingresso economico stabile crea le condizioni per l’emancipazione di queste donne e quindi la ri-negoziazione dei loro ruoli e compiti tanto all’interno della famiglia come all’interno della comunità. Assicurare l’accesso all’acqua alle donne crea indirettamente le condizioni per garantire la sicurezza alimentare ed al contempo per promuovere l’uguaglianza di genere ed i diritti delle donne.