Il CeVI, in partenariato con l‘Organizzazione non Governativa VIF, l’Unione della Gioventù di Daloa (UJCD), la Rete Ivoriana di Promozione dell’Educatione per Tutti (RIP-EPT) ed il Comune di Daloa, ha ottenuto nel 2016 un finanziamento del Ministero dell’Interno italiano per la realizzazione del progetto “FAH-SO-KAFISSA“.

L’obiettivo del progetto è quello di contribuire al contrasto del fenomeno dell’immigrazione irregolare giovanile e femminile promuovendo lo sviluppo socio-economico attraverso la creazione di opportunità di lavoro ed il sostegno della micro-imprenditoria giovanile e femminile delle fasce sociali più vulnerabili nelle zone di partenza della Costa d’Avorio, in particolare nel distretto di Daloa. .

 

La Costa d’Avorio a fronte di tassi di crescita economica eccezionali riscontra gravi problemi sociali quali il rincaro del costo della vita e l’elevata disoccupazione giovanile.
La traversata clandestina del mare Mediterraneo è al centro dei sogni di intere generazioni, sostenute e incoraggiate dalle famiglie, dagli amici, dalle comunità religiose e dai migranti che hanno avuto la fortuna di raggiungere l’Europa. La maggior parte dei giovani ivoriani, senza un’istruzione di base e senza formazione, affrontano i rischi della migrazione clandestina per questioni economiche.

Questo quadro di insicurezza sociale spinge i giovani ivoriani a tentare la fortuna in Europa per le vie illegali: secondo i dati del Ministero dell’Interno dal 2013 gli arrivi dei giovani ivoriani sono aumentati vertiginosamente (259 registrati nel 2013, 1485 nel 2014, 3115 nel 2015 e da gennaio ad agosto del 2016  ben  4438).

Daloa, città in cui la maggior parte delle azioni del progetto saranno realizzate, è la piattaforma centrale per quanto riguarda l’organizzazione dei viaggi verso l’Italia

 

Poter garantire a un giovane o a un bambino l’accesso all’istruzione e all’educazione significa dare loro la possibilità di diventare protagonisti del loro futuro, di poter partecipare, da adulti, a pieno titolo alla vita sociale, politica, culturale del Paese in cui risiedono.

Il diritto all’istruzione è dunque il presupposto per uscire dalle situazioni di emarginazione e miseria in cui molte comunità locali e intere Regioni di Paesi del Sud del mondo ancora oggi si trovano. Operare per garantire il diritto all’istruzione significa credere nelle capacità di queste comunità di costruire il loro futuro.

Il CeVi crede in questo impegno e intende realizzarlo attraverso percorsi di collaborazione con i partner del Sud del mondo che coinvolgono anche le nostre scuole in una dimensione di scambio, conoscenza reciproca e laddove possibile di incontro vero e proprio.

Nonostante gli sforzi del Governo, in Costa D’Avorio la popolazione giovanile si trova ad affrontare numerose difficoltà di inserimento socioeconomico e, in particolare, la donna resta ancora sottomessa a vincoli basati su norme e valori che la confinano in un gioco di disparità e in ruoli sociali stereotipati e devalorizzati.

La povertà è aumentata a seguito del conflitto del 2002 e la crisi post-elettorale del 2011 : nella classifica dell’Indice dello Sviluppo Umano elaborata dalle Nazioni Unite il paese si trova al 170° posto. Secondo la recente inchiesta sul livello di vita dei nuclei familiari ivoriani (ENV 2018) dell’Istituto Nazionale della Statistica, il livello di povertà del Paese è del 46,3% e tocca insolitamente i più giovani con un picco del 52% per i giovani di meno di 25 anni.

L’analfabetismo resta una delle sfide principali : il tasso di analfabetismo è del 45%, di di questi più della metà sono donne dai 15 ai 49 anni sono senza un’istruzione di base.

Secondo l’UNICEF  in Costa d’Avorio i giovani (tra i 15 e i 24 anni) scolarizzati sono per il 58% ragazzi e  solo per il 39% ragazze. Secondo l’ENV 2015 il tasso di disoccupazione è più elevato per le donne (10%) e nella fascia di età giovane (12,8% tra i 14 e 24 anni, 8% per la fascia 25-35 anni)

 

Mancando di una formazione di base, di competenze professionali e imprenditoriali e di opportunità economiche, i giovani e le donne delle fasce sociali più svantaggiate devono confrontarsi con una forte difficoltà di inserimento sociale reale.

Il progetto aspira a dare un’ occasione alle giovani generazioni di sentirsi bene nella loro terra di origine, di sentirsi fieri e realizzati, di superare le difficoltà anche più grandi e l’umiliazione per stare a fianco della famiglia: è questo il senso di “FAH-SO-KAFISSA” in dialetto Malenké.

Si intende contribuire al contrasto del fenomeno dell’immigrazione giovanile, sempre più femminile, attraverso un programma integrato che punta a promuovere da un lato lo sviluppo socio-economico della popolazione, dall’altro a rinforzare il ruolo decisionale e politico delle autorità locali e delle organizzazioni della società civile e favorire un cambiamento nella visione popolare della migrazione illegale come unica strada per un futuro migliore.

 

Per massimizzare la visibilità dell’azione queste attività di massa, come i momenti chiave delle altre attività, saranno riprese e ritrasmesse dalla rete televisiva nazionale RTI.

Forte dell’esperienza maturata nell’ambito delle attività di alfabetizzazione, l’ONG proponente, in collaborazione continua con la Direzione Regionale dell’Educazione Nazionale, ha impostato una metodologia basata sull’organizzazione di un programma di insegnamento di 4 anni di scuola rimpiazzando i 6 anni di corso normale per l’ottenimento della licenza elementare CEPE. 

La metodologia utilizzata si basa su un’alfabetizzazione funzionale che comincia con lo studio e la composizione delle lettere e delle cifre con 10 simboli (ricavati da oggetti di uso quotidiano come il mortaio, il limone, il chicco di riso e la calebasse), una sorta di pre-grafismo calibrato anche per gli adulti, e continua con una grande attenzione all’apprendimento di competenze utili nella vita quotidiana (ad esempio l’uso della calcolatrice).

Attraverso le sessioni di formazione professionalizzanti, l’azione mira a inserire i giovani e le donne in percorsi formativi brevi (dai 3 ai 6 mesi) per l’apprendimento di un mestiere.

La maggior parte delle attività saranno organizzate in diversi siti sparsi in diversi quartieri della città: i corsi d’alfabetizzazione, le attività di formazione professionale, le attività di sensibilizzazione saranno organizzati in prossimità dei villaggi per un maggior coinvolgimento nelle attività.

La costante raccolta e analisi dei bisogni percepiti permetterà di approfondire la conoscenza del territorio e comprendere quali risorse possono essere attivate per dare una risposta sempre più adeguata in un territorio in costante mutamento sociopolitico.

In tale contesto le carovane di sensibilizzazione, le giornate porte aperte, le sessioni di formazione e i seminari tematici saranno organizzati sotto la tutela del Comune e dei Ministeri competenti (in particolare Promozione della Donna e Gioventù) e con la partecipazione delle autorità locali, i partner e gli stakeholder, i beneficiari e la popolazione in generale.

L’idea guida dell’azione è una cooperazione non invadente che promuoverà l’iniziativa locale, utilizzando le risorse presenti sul territorio a cominciare dai partner locali.

 

Progetto finanziato da: