A Daloa Il CeVI lavora già da alcuni anni sulle questioni di genere.

Dal 2014 al 2017 il progetto RESFI (Reseaux Educatif Social des Femmes Ivoiriennes) ha lavorato sulla promozioni dell’imprenditoria femminile in quanto crediamo che l’indipendenza economica della donna sia un mezzo di prevenzione delle Violenze Basate sul Genere (VBG).

Rispetto alle due aree di intervento, le beneficiarie che hanno partecipato ai corsi di alfabetizzazione hanno riferito di avere una gestione più sistematica ed organizzata delle loro attività, quindi un aumento delle entrate, coloro che sono state inserite in una professione oppure che hanno ricevuto finanziamenti per l’inizio di un’attività hanno manifestato la loro soddisfazione rispetto a una qualità della vita più serena.

Queste testimonianze hanno motivato il CeVI a continuare con le stesse attività di promozione economica della donna.

Tuttavia c’è un aspetto che, dal mio punto di vista, è sottovalutato: si tratta del fattore culturale, ossia il condizionamento della donna sia da parte della sua famiglia di origine, sia di quella del marito. Purtroppo, ci troviamo ancora, in molti casi a cercare di far comprendere che “avere un marito non è una professione”.

Tradizionalmente, il marito è obbligato sempre a provvedere al fabbisogno della famiglia, anche se la moglie lavora ed ha un’entrata economica fissa; è raro vedere dei casi in cui una coppia ammette di condividere le spese domestiche. Questo porta le donne, anche quelle con professioni importanti e ben retribuite, ad essere comunque vulnerabili alla volontà del marito.

A causa di ciò abbiamo assistito a vari casi, anche all’interno del personale di progetto, di professioniste molto valide, all’apparenza delle donne indipendenti e con forti personalità, che hanno lasciato il loro posto di lavoro perché semplicemente il marito non voleva più che loro lavorassero.

Lo fanno senza rancore, senza dispiacere apparente, perché non vogliono correre il rischio di perdere la loro stabilità familiare.

Questo mi porta a pensare che al di là della questione economica sulla quale i progetti del CeVI lavorano, c’è un aspetto psicologico e culturale sul quale c’è un gran bisogno di intervenire, sia con le donne sia con gli uomini.

Le prime dovrebbero rendersi conto che le loro aspirazioni e la loro professionalità hanno lo stesso valore di quella degli uomini, e i secondi dovrebbero capire che una moglie in carriera non è un pericolo, nè per loro né per i loro figli.

Come detto in precedenza sono fattori culturali, radicati profondamente nella società e quindi difficili da modificare.

Ci vuole molto tempo e molta pazienza, una sensibilizzazione di prossimità che coinvolga oltre che le protagoniste, le donne, anche tutte le persone che formano la cerchia di possibili “influencers” quindi i mariti, le madri, le suocere e i figli, che sono fondamentali nel cambio di mentalità generazionale.

 

Articolo scritto da Laura Visentin, cooperante del CeVI in Costa d’Avorio.