30 aprile: all’associazione Oikos Onlus arriva un comunicato che è una doccia fredda. I loro ospiti dovranno essere tutti trasferiti alla caserma Cavarzerani; tutti, senza alcuna distinzione: persone vulnerabili, famiglie, donne sole, di cui una incinta, bambini. L’operatore che me lo racconta cerca di nascondere le lacrime sotto le lenti scure degli occhiali da sole. “I numeri e gli indirizzi sul comunicato per me sono persone, con un volto, una storia; abbiamo riso insieme, pianto insieme, condiviso esperienze. Ora non so cosa dirgli.”

Al Centro Balducci, altra realtà coinvolta nel progetto AURORA terminato col mese di aprile, non giunge nessuna comunicazione ufficiale sul trasferimento dei propri ospiti.

La Caserma Cavarzerani è un centro da cui transitano i migranti che aspettano di entrare nel sistema di accoglienza; le donne e i bambini, proprio perchè sono particolarmente vulnerabili, hanno altri percorsi. Attualmente la caserma è piena a metà (sono occupati 150 dei 320 posti disponibili) ed è in attesa di veder arrivare 250 persone provenienti dalla chiusura delle medie strutture della provincia di Udinegestite fino al 30 di aprile dalla Croce Rossa; se vi entrano anche i 70 utenti di Oikos e Centro Balducci, arriverà a 470 persone circa, ben al di sopra della capienza massima, oltre la quale garantire un’accoglienza dignitosa diventa un’impresa pressochè impossibile.

Centro Balducci e Oikos Onlus già da un mese si preparavano all’eventualità di una transizione dei propri ospiti; sapevano, infatti, che sarebbero stati esclusi dalla gara d’appalto a cui avevano partecipato assieme all’ICS di Trieste: avevano presentato un’offerta al rialzo, che li ha esclusi a priori dalla gara.

Gli enti, nell’ottica di un efficace passaggio di consegne verso i vincitori della gara, avevano provato a contattare la Prefettura svariate volte e gli operatori di Oikos, il 17 di aprile, avevano avuto un incontro col prefetto.

Erano consapevoli che gli adulti senza problematiche particolari avrebbero potuto transitare in strutture coletitive come la Cavarzerani, ma chiedevano garanzie per le persone vulnerabili, come le famiglie con figli minori, le donne sole e le persone in condizioni di salute precarie. Era stata mandata anche una relazione dettagliata sugli utenti, con numeri, bisogni e particolarità, che però è rimasta senza risposta.

Senza risposta e, stando ai fatti, inascoltata: entro il 2 di maggio tutti gli ospiti, indistintamente, dovranno essere portati in caserma.

A questo punto Oikos e Balducci tentano di contattare la prefettura, di instaurare il dialogo su una decisione inaccettabile, che non tiene in conto le necessità di chi, come i bambini e le donne sole, si trova più a rischio.

Il 2 di maggio, mentre già si preparano al peggio, Oikos e Balducci ottengono una proroga di cinque giorni, durante la quale la prefettura cercherà una soluzione alternativa per i casi vulnerabili; nel caso non la trovi entro il 7, però, la situazione rimarrà invariata e tutti saranno portati in Cavarzerani.

È da questo, quindi, che nasce la necessità di un’azione di informazione e di richiesta d’aiuto alla cittadinanza: per quanto le condizioni della caserma siano migliorate, un’istituzione totale non è in grado di accogliere persone vulnerabili e famiglie con bambini in età scolare o pre-scolare in un’ottica di benessere e di inclusione.

Le realtà dell’accoglienza sono decise a lavorare affichè le famiglie possano proseguire la propria accoglienza in spazi adatti all’integrazione e al benessere; lanciano quindi un appello a chi abbia case sfitte o a chi si possa mobilitare facendo conoscere questa situazione, a chi voglia “adottare” queste famiglie o semplicemente contribuire economicamente.

Chiedono, insomma, a noi tutti, di riscoprire un valore che, di questi tempi, rischia più che mai di essere dimenticato: la solidarietà.