Accesso all’acqua – Bolivia

All’estremo confine sud della periferia di Cochabamba, risalendo i tornanti di una ripida pendente, si trova San Salvador, una giovane OTB (Organización Territorial de Base) che solo 7 anni fa ha preso forma iniziando a tracciare un reticolo e a venderne i lotti.

Oggi il paesaggio è irreale, costellato da case di 4 pareti ed una calamina, che lascia all’immaginazione il futuro dell’urbanizzazione: dove sarà la piazza principale, dove il mercato e quale la strada principale.

La OTB è formata da una ventina di famiglie con un profilo molto simile: immigrati da altri dipartimenti in cerca di condizioni migliori, agricoltori che ora si dedicano a lavori saltuari, il marito nel campo delle costruzioni, la moglie a casa o a vendere come ambulante nel confusionario mercato di Cochabamba.

Ma la problematica maggiore che affligge questa gente è l’accesso all’acqua.

Ovviamente non esiste rete idrica, né rete fognaria, l’unica soluzione è comprare l’acqua e accumularla.

La maggior parte delle famiglie possiede un serbatoio di 650 o 1.500 litri, quelle che non possono sostenere l’investimento invece, possiedono soltanto qualche turrile di 200 litri.

Ci raccontano che in media una famiglia con 4 figli chiama il carrocisterna ogni 3 settimane per riempire un serbatoio di 1.500 litri.

Ciò significa ogni membro della famiglia ha a disposizione 12 litri d’acqua al giorno, poco più di quello che in Europa si utilizza per tirare lo sciacquone!

Riguardo la spesa mensile che una famiglia deve sostenere per l’acqua, si calcola una media di 70 boliviani (circa 9 euro), che equivale a più del doppio di quanto spende un cochabambino che vive nella zona nord (30 boliviani, 4 euro), dotato di connessione alla Rete di acqua potabile e con un servizio nemmeno lontanamente comparabile.

L’intervento in questa OTB si inserisce nell’ambito di un progetto che si avvale di 3 anni di esperienza in cui CeVI e Fundacion Abril si propongono di facilitare processi partecipativi che diano soluzione ai problemi concreti della gente, primo fra tutti quello dell’acqua.

Il progetto prende il nome di Yakuta Tantana (in quecha “raccogliere l’acqua”), finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dalla Tavola Valdese, nel caso di San Salvador ha coinvolto circa 50 persone per 3 settimane nella costruzione di due cisterne della capacità di 52.000 litri per lo stoccaggio di acqua.

Nel mese di dicembre è avvenuta l’inaugurazione con la presenza di tutta la comunità e delle autorità, che si sono compromesse alla costruzione della Rete domiciliare.

Con questo intervento la comunità possiede una capacità di stoccaggio dell’acqua di 104.000 litri.

Comprando una quantità maggiore d’acqua dal carrocisterna è possibile abbassare di 4 volte il prezzo dell’acqua per litro, sgravando il peso del costo mensile dell’acqua sul reddito familiare e garantendo un migliore accesso.