Missione di monitoraggio in Etiopia ed in Costa d’Avorio: racconti, persone, sogni, sorrisi.

“Tutto comincia con un sogno, ma nel cuore c’è sempre spazio per qualcosa di più”, scriveva Nelly Sachs.

Forse questa piccola frase ci restituisce il senso della missione di monitoraggio dei progetti in Costa d’Avorio ed in Etiopia, che Stefano ed io abbiamo intrapreso all’inizio di quest’estate.

Abbiamo incontrato molte persone col cuore agitato da sogni.

Il sorriso delle donne del villaggio di Yetarak, nella regione etiope del Guarghe, che ora coltivano tutte assieme un terreno comune, che integrando così il reddito del nucleo familiare assicurano la permanenza a scuola dei loro figli.

La determinazione di Aicha, a Daloa (Costa d’Avorio) che grazie al sostegno scolastico a distanza non desiste dal suo sogno di diventare medico: “pour aider les autres, comme j’ai été aidée”.

O ancora il sogno della comunità di Yerezeb (Etiopia) di riuscire a superare quegli ottanta metri di dislivello che separano i loro campi dal vicino corso d’acqua, così da sopperire alla scarsità agricola nei mesi della stagione secca.

Sogni buoni di vita; ma anche sogni fasulli che diventano incubi reali.

Abbiamo visto l’ombra di molte cose inesprimibili negli occhi dei migranti di ritorno incontrati in Costa d’Avorio, mentre ripercorrevano le scene della loro traversata del deserto, conclusasi sulle sponde del Mediterraneo.

Abbiamo percepito la fatica fatta per superare il senso di vergogna sociale di chi s’è ridestato dal sogno europeo al suono delle urla dei secondini nei centri di detenzione in Libia.

In Costa d’Avorio, come in Etiopia abbiamo visto gli stessi sogni e gli stessi desideri: voglia di scuola, di educazione, di lavoro e di emancipazione; mani tese verso il futuro che aspettano di essere accolte dalle nostre perché l’umanità e la giustizia ce lo richiedono.

«Desiderio», la parola più bella di tutte perché racconta come nessun’altra il nostro essere umani, diversi dagli altri animali intrappolati nel bisogno: lontani dalle stelle (de-sidera) e sempre protesi a raggiungerle, o forse a ritrovarle, come se ci fosse stato un tempo in cui ogni distanza era annullata.” (Marina Terragni).

Fabio