Che cosa si intende per Economia Solidale?

Per dare una definizione di economia solidale si può partire dall’art. 1 della legge regionale del Friuli Venezia Giulia n. 4/2017 “Norme per la valorizzazione e la promozione dell’economia solidale” che la descrive «…quale modello socio-economico e culturale imperniato su comunità locali e improntato a principi di solidarietà, reciprocità, sostenibilità ambientale, coesione sociale, cura dei beni comuni e quale strumento fondamentale per affrontare le situazioni di crisi economica, occupazionale e ambientale» (art. 1).

L’economia solidale si offre quale modello, o sistema socio-economico alternativo al modello oggi dominante, quello comunemente definito neoliberale basato su una visione antropocentrica e sulla crescita illimitata della produzione e dei consumi e sulla concorrenza.

Si parte da una concezione dell’uomo in cui può prevalere la componente altruista-solidaristica non solo con i propri simili, ma anche rispetto all’ambiente. L’economia solidale è infatti imperniata su comunità locali intese quali gruppi di persone che, condividendo principi di solidarietà e reciprocità, si prendono cura del territorio in cui vivono attuando pratiche rispettose dell’ambiente e del paesaggio, oltre che impegnandosi nella cura dei beni comuni.

L' Economia Solidale nelle pratiche

Le pratiche che in diverse parti del mondo cercano di sperimentare modelli socio-economici che rispondono a tali principi sono molte e diverse, ma sono tutte orientate verso un obiettivo comune: riportare gli scambi economici entro una dimensione che permetta ai cittadini di decidere non solo quali beni acquistare, ma anche quali scelte produttive adottare.

In Italia le pratiche di economia solidale si muovono attraverso lo sviluppo di filiere corte volte a soddisfare i bisogni di sussistenza delle persone (mangiare, abitare, vestire, servizi di comunità) che formano la comunità di un territorio – Distretto di Economia Solidale – attraverso patti tra cittadini (produttori, trasformatori, consumatori).

Per la L.R. 4/2017 del FVG, la filiera di economia solidale è data da un «…sistema integrato di attività in grado di soddisfare una data categoria di bisogni e che privilegia, in via prioritaria, le risorse locali, il risparmio di materia ed energia, il rispetto dell’ambiente e del paesaggio, la tutela dei diritti dei lavoratori e dei consumatori, la salute e la partecipazione attiva dei cittadini» (art. 3, comma 1, lettera e). Il Patto di filiera rappresenta uno strumento per suggellare l’impegno reciproco di tutti i soggetti della filiera, che dovrebbero essere tutti gli abitanti di un territorio (la comunità dell’economia solidale così come definita all’art. 3, comma 1, lettera a della L.R. 4/2017), basato sulla fiducia, reciprocità e responsabilità, offrendosi quindi come un diverso e nuovo modo di delineare i rapporti economici attraverso l’applicazione di criteri di sostenibilità economica, ambientale e sociale.

Le filiere e i patti si inseriscono entro una dimensione territoriale che è definita Distretto di Economia Solidale; ogni DES non si presenta però come un territorio chiuso, ma in relazione con gli altri in base ad una logica di solidarietà e scambio tra comunità.

Una decina di aziende agricole, 1 centro di stoccaggio, 1 mulino artigianale. Oltre 25 ettari coltivati a frumento in modo naturale. 750 quintali di cereale ottenuti, lavorati a farina e redistribuiti in decine di panifici, botteghe della piccola distribuzione, gruppi di acquisto solidale, locali di ristorazione e agriturismi del territorio. Per saperne di più visita la pagina web del Distrettto del Medio Friuli- Pan e farine dal Friûl di mieç.

Le “buone pratiche” che le vanno a sostanziare si muovono entro diversi ambiti, che la legge individua in: agricoltura contadina di prossimità; prodotti agricoli e agroalimentari biologici e biodinamici; filiera corta e garanzia della qualità alimentare; tutela del paesaggio, del patrimonio naturale e della biodiversità; commercio equo e solidale; gruppi di acquisto solidali; servizi comunitari e di prossimità; edilizia sostenibile e bioedilizia; risparmio energetico ed energie rinnovabili e sostenibili; finanza etica, mutualistica e solidale; trasporto collettivo e mobilità sostenibile; riuso e riciclo di materiali e beni; sistemi di scambio locale; software libero; turismo responsabile e sostenibile; consumo critico e responsabile; trasmissione della conoscenza; banche del tempo e altre iniziative fondate sui principi dell’economia solidale.

A scuola con l'Economia Solidale

Diverse sono oggi le proposte didattiche rivolte alla Scuola, nei diversi ordini e gradi, che offrono ai più giovani spunti di riflessione sulle criticità e contraddizioni che caratterizzano la contemporaneità.

I temi e le attività che sono proposte in questo kit didattico hanno come obiettivo di avvicinare alunni, studenti e insegnanti al mondo dell’economia solidale.

L’economia solidale raccoglie e descrive tutte quelle pratiche volte a soddisfare i bisogni essenziali delle persone/comunità/popoli nel rispetto dell’ambiente e di chi abita questo pianeta, oggi e nel futuro.

I suoi principi fondanti sono infatti la responsabilità (cura dei beni comuni), il rispetto della diversità (ambientale, sociale, culturale), la cooperazione, la democrazia e la giustizia, la sostenibilità.

Dal 2017 la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha una legge che sostiene le pratiche dell’economia solidale (L.R. 4/2017 Norme per la valorizzazione e la promozione dell’economia solidale), incentivando anche la loro promozione nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado del territorio (art. 7, lettera b, comma 1).
Per la realizzazione di queste attività, nel 2017 l’Amministrazione regionale ha concesso un contributo a favore all’Associazione di promozione sociale proDES FVG (L.R. n. 37/2017, articolo 11, commi 9-13) che ha presentato il progetto “Iniziative per la valorizzazione e la promozione dell’economia solidale” nel quale rientrano i percorsi didattici qui presentati.
L’elaborazione dei percorsi nelle scuole è stata realizzata grazie alla collaborazione con alcune associazioni (Ong e Onlus) che operano da anni nel mondo della scuola con attività didattico-formative volte alla sensibilizzazione sui temi della mondialità e sostenibilità.

Ciascuna associazione, in coordinamento con proDES e in collaborazione con insegnanti ed esperti in ambito pedagogico, ha elaborato delle unità didattiche di apprendimento (UdA) sperimentandole poi nelle scuole dei territori delle quattro ex provincie della regione nel periodo tra marzo e giugno 2018.

Le UdA qui raccolte, declinate alle diverse età degli studenti coinvolti, sono sviluppate intorno ai seguenti temi: l’impronta ecologica, la filiera dell’alimentazione, la filiera del vestire (tessile), le migrazioni forzate e le modalità e modelli di accoglienza. Tali temi ricalcano o sono comunque sottesi a quelli indicati dalla legge regionale n. 4/2017: le filiere (mangiare, vestire, abitare, servizi di comunità) capaci di soddisfare i bisogni primari di una comunità a partire dalle risorse locali e secondo i principi del risparmio di materia ed energia, del rispetto dell’ambiente e del paesaggio, della tutela dei diritti dei lavoratori e dei consumatori, della salute e della partecipazione attiva dei cittadini, oltre che dell’accoglienza.

I materiali a corredo delle UdA – PowerPoint di presentazione, schede dei giochi di ruolo, link ai video -, insieme ad alcuni testi di approfondimento sull’economia solidale, sono scaricabili al link: www.forumbenicomunifvg.org/ascuolaconleconomiasolidale

Scarica il kit didattico ” A scuola con l’economia solidale”  in versione digitale.

IMPRONTA ECOLOGICA

Per vivere abbiamo bisogno di utilizzare le risorse naturali: acqua, cibo, fibre per gli abiti, suolo per le costruzioni.

L’impronta ecologica è un indicatore che misura la domanda dell’uomo nei confronti di queste risorse e la confronta con la capacità del nostro pianeta di rigenerarle.

Può essere immaginata come un’orma più o meno ampia, lasciata dall’uomo sulla Terra. Per calcolarla si indagano le abitudini di ciascuno relative a scelte alimentari, abbigliamento o altri beni acquistati, quantità di rifiuti prodotti, superficie di suolo occupato, energia consumata, anidride carbonica emessa nell’atmosfera.

Più l’impronta ecologica è alta, più la salute del Pianeta è a rischio: significa che l’uomo ha richieste tali in termine di risorse, che la Terra fatica a sostituire ciò che viene consumato. Gli esperti stimano che attualmente stiamo vivendo come se avessimo una Terra e mezza a disposizione. La situazione quindi non è incoraggiante: abbiamo uno stile di vita al di sopra delle nostre possibilità e ciò rischia di compromettere la vita stessa. Per fortuna anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare molto per ridurre la nostra impronta ecologica, cominciando da azioni attuabili da ciascuno nel quotidiano.

L’UdA è stata pensata per stimolare l’attenzione di bambini e ragazzi su importanti temi ambientali (produzione di rifiuti, inquinamento, impoverimento delle risorse idriche) e sulle interdipendenze che legano globale e locale (squilibri Nord/Sud del mondo nell’accesso alle risorse, ingiustizie sociali), per educare a nuovi stili di vita, perché con piccoli gesti quotidiani, ognuno di noi può fare molto per un mondo più giusto e più sano.

ALIMENTAZIONE

All’interno dell’economia solidale, un ruolo fondamentale è rappresentato dal tema dell’alimentazione e del sistema alimentare.

I percorsi didattici proposti in queste UdA hanno l’obiettivo di sviluppare negli alunni/studenti la comprensione critica delle sfide locali e globali, stimolando il loro impegno attivo in favore di sistemi alimentari più giusti e sostenibili, attraverso il cambiamento dei comportamenti personali e collettivi.

Il concetto di alimentazione sostenibile presuppone una interconnessione di diverse tematiche non solo ambientali, ma anche economiche, ecologiche e sociali.
Rispetto agli aspetti ecologico-ambientali la sostenibilità dell’alimentazione deriva da un lato dall’uso efficiente delle risorse e dall’altro dalla conservazione della biodiversità. Gli aspetti didattici su cui concentrarsi sono: l’individuazione delle risorse connesse all’alimentazione, la lettura delle correlazioni tra l’uso delle risorse e l’alimentazione, la comprensione delle implicazioni delle proprie scelte alimentari da un lato sulle risorse e dall’altro sulla propria salute e sul proprio corpo, la connessione tra la conservazione della biodiversità specifica e legata ad un territorio, la produzione di cibo e le filiere alimentari.

TESSILE

Vestirci è una delle nostre necessità fondamentali ma è anche una delle fonti di maggiore inquinamento.

La produzione di abiti genera emissioni di anidride carbonica stimate in un miliardo e 200 milioni di tonnellate l’anno (più dell’intero traffico aereo mondiale) e la loro manutenzione costa enormi quantità di acqua, energia e risorse non rinnovabili. Il fast fashion (o moda veloce) – si tratta di capi alla moda economici perché prodotti in paesi dove il costo della manodopera è bassissimo e dove non sono garantiti i diritti di base e i minimi criteri di sicurezza – è la seconda industria al mondo per consumo di acqua e produce il 20% del totale delle acque di scarico e il 10% delle emissioni globali (dati ONU).

Come fare a cambiare le abitudini di consumo per evitare questi effetti insostenibili?

Le unità didattiche qui proposte approfondiscono la filiera tessile e sono rivolte agli studenti della scuola primaria, secondaria di primo grado (e biennio superiori) e triennio della secondaria di secondo grado.

Per i più piccoli il percorso propone di ripercorrere i vari passaggi di una filiera tessile (quella della lana) attraverso il Viaggio di un calzino; per gli allievi della secondaria di secondo grado un approfondimento sulle condizioni di vita e di lavoro di chi produce la maggior parte dei capi di vestiario che indossiamo quotidianamente. L’obiettivo è quello di far comprendere quali sono le differenze tra filiere di economia di mercato e filiere di economia solidale, favorendo la partecipazione attiva degli studenti e l’emersione dei loro pensieri e suggerimenti anche attraverso la conoscenza di buone pratiche presenti nel proprio territorio. Il percorso proposto alle classi si sviluppa in due 2 incontri di circa 2 ore ciascuno e prevede una parte teorica (supportate da PowerPoint  adattato ai diversi target di età) e laboratoriale, con attività pratiche e giochi di ruolo.

WELFARE-MODELLI DI ACCOGLIENZA

Il welfare si fonda sul principio di uguaglianza e riguarda i diritti civili e sociali, la giustizia sociale, le pari opportunità, la qualità delle relazioni tra le persone, i gruppi sociali e la valorizzazione delle risorse dei singoli cittadini.

La tutela delle fasce deboli è una parte del welfare, il cui fine fondamentale è valutare l’insieme dei rapporti e la qualità dei processi di integrazione sociale che riguardano tutti i cittadini che hanno obiettivi ed interessi simili, in spirito di cooperazione e mutualità.

Il concetto di uguaglianza sociale è stato ribadito dalle Nazioni Unite all’interno della Giornata Mondiale della Giustizia Sociale, durante la quale si è data voce a l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, programma d’azione sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU per le persone, il pianeta e la prosperità.

È sull’idea di uguaglianza sociale che si fondano le basi per la costruzione di un welfare di comunità, a tutela delle fasce deboli. Con welfare di comunità si intende un modello partecipato ed inclusivo di sviluppo locale sostenibile, dove le persone condividono le proprie idee, implementando politiche sociali innovative all’interno della comunità di riferimento.

Con un welfare di comunità gli interventi di protezione sociale sono innanzitutto finalizzati alla promozione di relazioni comunitarie, nella consapevolezza che il benessere abbia le sue radici nel sentimento di «sentirsi parte» (non escluso) della vita dei propri simili. Parliamo di comunità solidale o di welfare community per indicare appunto un modello di politica sociale che, modificando profondamente i rapporti tra istituzioni e cittadini, garantisca maggiore soggettività e protagonismo alla società civile, aiutandola nella realizzazione di un percorso di auto-organizzazione e di autodeterminazione fondato sui valori comunitari della solidarietà, della coesione sociale e del bene comune. Le pratiche di inclusione sociale e i modelli di accoglienza delle fasce deboli della popolazione basati su tali valori e principi sono sempre più diffuse. Farle emergere e conoscerle, studiarle e replicarle è fondamentale per poter diffondere azioni positive di accoglienza, inclusione e partecipazione attiva alla vita della comunità di tutta la cittadinanza, senza esclusione

Con il finanziamento di:

L.R. 4/2017 del FVG

Grazie al prezioso contributo di :