Secondo i dati dell’OIM, lo scorso anno circa 10.000 migranti arrivati in Italia si sono dichiarati ivoriani.

Se questo numero sembra ingente, tanto da rendere la Costa d’Avorio terza tra i paesi di provenienza degli immigrati giunti in Italia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, va ricordato che è solamente una minima parte di coloro che hanno lasciato il Paese per “tentare l’avventura”.

Ambasciatore che fa visita ad un migrante di ritorno

Ambasciatore che fa visita ad un migrante di ritorno

Molti, infatti, non ce la fanno a raggiungere le coste italiane. Uomini, donne e bambini, nella speranza di un futuro migliore, si ritrovano ad attraversare il deserto, subire percosse, umiliazioni, schiavitù, affrontare la prigione libica ed il Mediterraneo all’inseguimento di un sogno chiamato Eldorado.

Daloa è una tra le città ivoriane che conta il maggior numero di partenze dal 2015 ad oggi. A partire sono soprattutto i giovani di etnia Malenké, musulmani, appartenenti a famiglie numerose. I motivi che li spingono a lasciare il Paese sono diversi: dalla precarietà economica, alla disoccupazione, all’assenza di prospettive, dal senso di abbandono da parte dello Stato, alle ingiustizie legate alla corruzione, dalle ineguaglianze sociali, alle dinamiche familiari. Inoltre, il sogno di raggiungere l’Europa coincide con quello di un’ascensione nella società dettata dal desiderio di emulare coloro i quali, arrivati in Europa, investono nel proprio Paese.

Altro dato rilevante è il tasso di rientri in Costa d’Avorio. L’OIM ha registrato più di 1.400 ivoriani tornati volontariamente nel 2017. Anche questi sono numeri che vanno integrati con tutti coloro i quali sono rientrati senza l’aiuto di un’Organizzazione Internazionale.

Il ritorno viene visto dai migranti, e soprattutto dalla rete familiare e di amicizie che li circondano, come un fallimento. Per questo motivo, spesso non rientrano nella stessa città in cui vivevano prima della partenza o nella stessa corte familiare, perché verrebbero stigmatizzati, etichettati come (maledetti) e derisi perché non ce l’hanno fatta. Tornare dopo tutto ciò, dopo aver contratto il più delle volte anche dei debiti, è di conseguenza una vergogna che implica un difficile reinserimento economico e soprattutto sociale.