Il progetto, finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ha l’obiettivo di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita e di alimentazione dei villaggi di Yetarak, Yewese, Yerzeb, Dakuna e Itemare (Southern Nations, Nationalities, and People’s Region, Zona guraghe-Etiopia), attraverso lo scambio di buone pratiche agricole e la formazione, l’auto-formazione e il rafforzamento delle capacità produttive degli agricoltori.

Partner:

In loco: Social and Development Coordination Office of Emdibir Catholic Secretariat (EmCS), Ethio – Organic Seed Action

In Italia: Associazione Missiòn Onlus, Università degli Studi di Udine – Dipartimento di Scienze AgroAlimentari, Ambientali e Animali

L’Etiopia è uno dei cinque paesi africani con il più alto numero di persone in stato di denutrizione, contando ben 32 milioni di persone in tale condizione. In Etiopia l’agricoltura sostiene l’85% della popolazione, di cui circa il 90% sono piccoli agricoltori.

La popolazione rurale, prevalentemente analfabeta (54% analfabetismo rurale vs. 24% urbano), continua a essere esposta a condizioni di insicurezza alimentare e nutritiva che rappresentano la causa del 53% della mortalità di bambini  sotto i 5 anni. Una delle motivazioni alla base di questo problema è la carenza di formazione agricola efficiente e sostenibile a livello di villaggio. Il paese sta sviluppando diversi programmi nelle zone rurali a favore delle famiglie più vulnerabili sostenendo gli investimenti, in particolare attraverso un programma di rete di sicurezza produttiva e una crescita economica guidata dall’agricoltura. 

L’Etiopia è un paese con un alto potenziale agricolo per il clima, per la fertilità dei suoli e per le notevoli risorse idriche, ma questo potenziale viene perso a causa dei repentini cambiamenti meteorologici e la sempre minore affidabilità dell’alternanza tra stagione secca e stagione delle piogge. Dunque l’insicurezza alimentare persiste nel paese, e molte famiglie rurali perdono i loro mezzi di sussistenza a causa della siccità e della frequente perdita dei raccolti. La woreda (distretto) di Cheha (cap. Embidir) è una delle 12 woredas della zona del Gurage e la sua capitale, Emdibir, è situata 185 km a sud ovest da Addis Abeba. La piovosità si aggira tra gli 800 e i 1000 mm all’anno. Secondo il servizio statistico nazionale la popolazione della woreda di Cheha è stimata in 123.265 abitanti. Le principali culture dell’area sono: ensete (falso banano), teff (un cereale tipico dell’Etiopia con cui si produce un pane chiamato Engera), frumento, orzo, sorgo, fagioli, piselli, taro, cavolo, taro, cavoli, legumi, diversi tuberi e radici, patate mentre il chat (Catha edulis – pianta con un principio attivo che provoca stati di eccitazione e di euforia) e il caffè sono coltivate come colture da reddito. Le pratiche agronomiche tradizionali sono molto elementari, il che mantiene la produzione sotto il livello di sussistenza.

L’area è afflitta da un serio e radicato problema di insicurezza alimentare e nutrizionale di tipo cronico, dove mediamente i nuclei familiari dei villaggi coinvolti riescono a produrre, stoccare e assicurare scorte di alimenti (spesso però nutrizionalmente poveri, come l’ensete) per circa 8-9 mesi all’anno, restando scoperti per i restanti 3-4. 

Tale problema è generato da diversi fattori:
1) bassa produttività nei raccolti e nella gestione del bestiame, dovuta all’impiego di tecniche e metodi agricoli arretrati ma soprattutto incapaci di rispondere in modo resiliente agli shock generati dal cambiamento climatico. Ciò porta ad una fortissima dipendenza dall’irrigazione pluviale, assai variabile, e  ad una forte esposizione a funghi e parassiti che riducono ulteriormente la produttività;
2) elevata e crescente densità di popolazione che incide sulla disponibilità di cibo e aumenta la migrazione interna ed esterna dall’area;
3) riduzione della terra coltivabile a causa della densità abitativa e del cambiamento climatico che riduce l’appezzamento medio di una famiglia a circa 0.5 ha (talvolta 1ha) di terra per circa 6 persone;
4) debole o scarsa capacità delle comunità agricole e dei tecnici locali nell’autorganizzazione e nel supporto ai nuclei familiari più in difficoltà.

La risposta a questi problemi passa attraverso alcune macro azioni:

1) migliorare la produzione agricola introducendo i metodi agricoli della Climate Smart Agriculture , in particolare l’agricoltura di conservazione e la metodologia agro-forestale. L’applicazione di tali metodologie permette infatti di adattare le colture ai cambi climatici che affliggono l’area;
2) migliorare la capacità di produzione, gestione e conservazione del raccolto per ridurre le perdite (che talvolta toccano picchi del 30%);
3) rafforzare le capacità di auto-risposta e organizzazione delle comunità locali, creando e formando nei villaggi dei gruppi tematici di interesse capaci di intervenire in modo autonomo a supporto degli altri agricoltori nell’affrontare le variabili della stagione agricola. Ciò si riverbera non solo nell’incremento della solidarietà tra gli agricoltori, ma più in generale nell’incremento della resilienza della comunità tutta.

Regione FVG Progetto finanziato grazie alla Legge regionale 30 ottobre 2000, n.19 Programmazione 2019-2023
Bando 2020