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L’Organizzazione mondiale della Sanità non fa che ripeterlo: la pandemia di corona virus ha ‘superato’ Asia ed Europa e ha ora in America Latina il suo nuovo epicentro. In molti paesi del continente, i numeri dei contagi sono cresciuti nelle ultime settimane ma sono soprattutto Brasile, Messico, Perù ed Ecuador a destare preoccupazione. Dal 26 febbraio, data del primo caso accertato nel continente, almeno un milione e 600.000 persone si sono infettate e oltre 70 mila sono morte. Brasile e Messico, le due nazioni più popolose, hanno registrato finora rispettivamente 40.000 e 15.000 morti, e mentre il Perù è ottavo paese al mondo per numero di contagi, l’Ecuador – con circa 22 vittime per 100.000 abitanti – detiene il triste record per numero di morti pro capite nella regione. Sul piano politico poi, se di paesi che già vivevano situazioni di crisi, come il Venezuela, si sa poco o nulla, in altri come il Salvador la pandemia rischia di favorire uno scivolamento delle istituzioni in senso autoritario. Mentre in Argentina, l’epidemia che avanza e la drammatica situazione economica, con un default ormai alle porte, cingono il paese in una doppia e pericolosa morsa. E ancora altri paesi dove i malati muoiono per strada, come in Ecuador, o dove un mini focolaio scoppia persino nel governo, con tre ministri positivi, come in Cile.
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Brasile: gigante malato?
Con 870.000 casi confermati il Brasile è il primo paese della regione e il secondo al mondo per numero di contagi dopo gli Stati Uniti. Se in alcuni stati del paese sono state imposte misure di lockdown, il governo federale ha diffuso solo delle linee guida e il presidente Jair Bolsonaro continua a sminuire l’emergenza. Nei giorni scorsi, una Ong locale ha piantato 100 croci sulla spiaggia di Copacabana per denunciare la gestione irresponsabile del governo che in alcuni stati come quello di Amazonas ha favorito il contagio delle popolazioni indigene portando alla morte dei più anziani nelle comunità. Fin dall’inizio della crisi, il presidente ha seguito una strategia ben precisa, cambiando i ministri, contrastando le politiche dei governatori, incoraggiando le persone ad andare in piazza. Travolto dalle polemiche per la decisione di oscurare i dati su contagi e decessi, il governo Bolsonaro è accusato da gran parte della stampa tra cui la Folha de São Paulo, di aver diffuso cifre che ritraggono solo la metà dei casi reali, perché nel bilancio del Ministero non si contano i morti a cui il test di positività viene fatto dopo il decesso.
BOLSONARO, WINTER IS COMING
Mentre il numero dei morti da coronavirus in Brasile raggiunge quota 5000, il presidente Bolsonaro fa spallucce e dice di non poter far nulla. Intanto, nel paese è scoppiata una crisi politica che potrebbe sottoporre il presidente alla procedura di impeachment.
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“E quindi? Mi dispiace, che volete che ci faccia?”, è la risposta che il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha dato mercoledì ai giornalisti che gli chiedevano conto del numero dei morti nel paese: oltre 5000, più di quelli ufficialmente dichiarati dalla Cina. L’indiziato numero uno è la politica adottata dal presidente di non introdurre un lockdown a livello nazionale e che potrebbe costare al Brasile una crescita esponenziale del numero di vittime per COVID-19. Eppure, molti governatori degli stati brasiliani hanno introdotto le restrizioni per arginare l’espansione del virus, e si inseriscono in un contesto più ampio che vede calare i consensi e la popolarità di Bolsonaro, in un paese sempre più polarizzato. E l’inverno politico del presidente di estrema destra sembrerebbe alle porte in virtù dell’approvazione di lunedì scorso, da parte della Corte Suprema del Brasile, di aprire un’indagine per stabilire se Bolsonaro ha interferito con le indagini della polizia federale per proteggere parenti e alleati. Un’indagine che potrebbe portare alla procedura di impeachment.
 
Bolsonaro agli sgoccioli?
L’epopea è iniziata a metà aprile, quando Bolsonaro – in carica dal 2018 con una maggioranza di destra e con l’obiettivo esplicito di combattere la corruzione – ha licenziato il capo della polizia federale, Mauricio Valeixo. Il presidente non ha addotto un motivo ufficiale, ma molti giornali hanno iniziato ad accusarlo di voler ostacolare le indagini in corso sui suoi figli, sotto indagine per diffusione di fake news, corruzione e legami con la mafia brasiliana. Successivamente, il 24 aprile, il ministro della Giustizia Sérgio Moro, che aveva duramente criticato il licenziamento di Valeixo, ha rassegnato le proprie dimissioni. Moro, che ha affermato di dover proteggere la propria reputazione e soprattutto l’impegno contro la corruzione, era una delle figure più popolari e potenti dell’amministrazione di Bolsonaro. Si tratta infatti del giudice diventato una celebrità per aver guidato l’indagine “Lava Jato” che portò all’arresto dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva prima delle elezioni presidenziali del 2018. La decisione della Corte Suprema di avallare, su richiesta della Procura, l’avvio di un’inchiesta contro il presidente per coercizione, prevaricazione, ostruzione della giustizia e corruzione passiva dà plausibilità alle accuse lanciate da Moro sulle vere ragioni del licenziamento di Valeixo, spianando la strada a un possibile impeachment. Solo quattro anni fa, nel 2016, anche l’ex presidente Dilma Rousseff, accusata di aver infranto le leggi fiscali brasiliane, venne rimossa in seguito alla procedura di impeachment. La possibilità di impeachment contro Bolsonaro spacca il paese in due. Mentre il presidente resta forte del supporto di circa un terzo della popolazione, un sondaggio dell’istituto Datafolha rivela che il 45% della popolazione sarebbe a favore della procedura di impeachment, mentre il 48% rimarrebbe contraria.
 
 
“Pecora nera” contro il lockdown?
Ma le accuse rivolte al presidente non sono solo di natura politica: Bolsonaro è anche accusato di agire in modo irresponsabile di fronte alla più grave crisi sanitaria del secolo, diffondendo disinformazione e negando il valore scientifico delle misure raccomandate dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalle stesse autorità sanitarie brasiliane. Nonostante i rischi per la salute dei cittadini, dall’inizio della crisi Bolsonaro ha minimizzato la gravità di COVID-19, definendolo una “piccola influenza” o un “raffreddore” e una “fantasia” montata dai media. Allo stesso tempo, ha bollato le misure preventive come “isteriche” e ha ripetutamente invitato i governatori statali a revocare gli ordini di distanziamento sociale messi in atto per prevenire la diffusione della malattia. Di fatto, il Brasile è uno dei pochissimi paesi al mondo a non aver introdotto un lockdown a livello nazionale.Le accuse di irresponsabilità sono mosse dall’opposizione, da ONG internazionali come Human rights watchenti religiosi, ma anche da membri dello stesso esecutivo di Bolsonaro.
 
Verso un difficile inverno?
L’ansia e l’incertezza aumentano man mano che il Brasile si avvia verso i suoi mesi più freddi e le persone si preparano per la stagione influenzale autunnale e invernale. Nell’ambito di una videoconferenza, il 29 aprile, il nuovo ministro della Sanità, ­­Nelson Teich, ha ammesso che il suo governo non conosce la portata reale dell’impatto del virus. La dichiarazione arriva soltanto un giorno dopo l’approvazione della vendita di tamponi rapidi per il rilevamento del virus nelle farmacie, che però non sono considerati affidabili. Secondo il ministro, solo un’implementazione radicale delle misure di distanziamento sociale potrebbe abbassare la curva dei contagi. Nel frattempo, tuttavia, Bolsonaro continua ad attaccare tali misure e ha addirittura dichiarato che i governatori statali siano ritenuti responsabili delle vittime da COVID-19 nelle proprie amministrazioni. Riuscirà Teich a convincere Bolsonaro prima che arrivi l’inverno o subirà le stesse sorti del suo predecessore?

Ma cosa sta facendo il CAV, nostro partner storico per cercare di mitigare gli effetti dell’emergenza e del lockdown sulla popolazione locale?

Distribuzione di ceste di prodotti alimentari di base provenienti dall’agricoltura familiare alle comunità vulnerabili.

Nelle ultime settimane, una rete di organizzazioni e alcuni volontari della Valle dello Jequitinhonha si sono attivati per distribuire ceste di prodotti alimentari di base alle famiglie in situazione di maggiore vulnerabilità sociale a causa della pandemia. Questa iniziativa, che fa parte di un progetto gestito dalla Caritas Diocesana di Araçuaí ed è finanziata dalla Fondazione Banco do Brasil, andrà a beneficiare 675 famiglie in 11 comuni della regione. Il CAV è l’organizzazione di riferimento nell’Alto Jequitinhonha, dove ha contribuito alla consegna di 250 ceste a famiglie rurali e urbane nei comuni di Chapada do Norte, Minas Novas, Turmalina e Veredinha. Il CAV sta collaborando alla mobilitazione degli agricoltori, all’acquisto dei prodotti, all’identificazione dei beneficiari e all’intero processo logistico di distribuzione. Le ceste, oltre al cibo, contengono un kit di prodotti per l’igiene e la pulizia. Il vero punto di forza però è che la maggioranza degli alimenti è stata acquistata dall’agricoltura familiare della regione: dai fagioli alla frutta e verdura ma anche uova e farina. Per di più, gran parte di questi prodotti alimentari provengono da agricoltori e agricoltrici con certificazione biologica.

Inaugurazione della Radio Web CAV.

La rete di comunicazione popolare della Valle dello Jequitinhonha si è arricchita di un nuovo canale di interazione: la Radio Web CAV, inaugurata il 1° giugno. “Questo è sempre stato un sogno della nostra istituzione e ha preso ancora più forza in questo periodo di distanziamento sociale imposto dalla pandemia”, ha dichiarato Valmir Macedo, attuale coordinatore del CAV. Alla trasmissione inaugurale ha partecipato il socio e fondatore dell’organizzazione, Boaventura Soares de Castro, che ha raccontato la fondazione e la storia del CAV nei suoi 25 anni di esistenza. La Radio Web andrà in onda con una trasmissione tematica settimanale, sempre il lunedì, alle 14:00, ora brasiliana, che sarà annunciata precedentemente tramite i social dell’istituzione. In questo periodo di pandemia, durante il quale le visite tecniche sul campo sono temporaneamente sospese, la radio sarà uno strumento importante per fornire informazioni e orientamento produttivo alle famiglie di agricoltori di tutta la regione.

 

Fonti: Ispi , Boletim Vale Saber Newsletter Cav