Oro bianco, petrolio del futuro: così è chiamato il litio, risorsa chiave per la transizione energetica. Il materiale è usato principalmente per la fabbricazione di batterie agli ioni di litio per auto elettriche, cellulari e altri dispositivi elettronici. Si tratta di un mercato promettente e di alto valore aggiunto, specialmente in virtù del suo ruolo essenziale nell’industria hi-tech e nella cosiddetta “green economy”. In realtà, l’estrazione di litio non è priva di costi ambientali e umani: l’uso di ingenti quantità di acqua senza contare l’inquinamento, gli effetti sugli ecosistemi e sulla vita delle comunità locali.

Oltre agli aspetti economici ed ecologici, va considerato anche quello geopolitico. Siccome l’80% del litio del mondo si trova in Sud America, soprattutto in Bolivia, Cile e Argentina, la macroregione ha assunto un ruolo strategico nel nuovo processo di accumulazione, andando ad inserirsi in un contesto di competizione globale con il rischio di diventare teatro di contesa tra le maggiori potenze e imprese straniere. È questa la cornice in cui inquadrare il caso del Brasile, ed in particolare della regione della Valle dello Jequitinhonha, che ha iniziato di recente ad affacciarsi sul mercato globale del litio.

Nel 2017, uno studio della Società di Ricerca per le Risorse Minerarie (CPRM), azienda pubblica del governo brasiliano, ha confermato la presenza di significative riserve di litio nella Valle dello Jequitinhonha, nel nordest dello stato del Minas Gerais. La scoperta di questi giacimenti, che costituirebbero l’85% del litio presente nel paese ha fatto aumentare di ben 20 volte le precedenti stime relative al Brasile, che sono passate da 0,4% a 8% delle riserve mondiali del minerale. Il Brasile avrebbe quindi il potenziale per entrare nel novero dei leader mondiali nella produzione di litio.

In seguito alla pubblicazione di questi dati, istituzioni pubbliche a livello federale e statale così come investitori privati internazionali hanno espresso il loro entusiasmo sottolineando l’importanza strategica della scoperta per l’implementazione di un “nuovo modello di sviluppo sostenibile”. Le aspettative dichiarate riguardano non solo la possibilità di attrarre investimenti ma anche le opportunità di sviluppo e la creazione di occupazione per la popolazione al fine di dare inizio ad un “processo di trasformazione della realtà socioeconomica” della Valle dello Jequitinhonha , una delle regioni più povere del Minas Gerais.

Questi tre elementi, ossia il ruolo di investitori e società straniere, la sostenibilità di progetti di sviluppo basati sull’estrazione mineraria e i vantaggi che ne deriverebbero per la regione, se analizzati, permettono di comprendere meglio la questione del litio nella Valle dello Jequitinhonha.

CHI ESTRAE IL LITIO NELLO JEQUITINHONHA

Il litio viene estratto principalmente da due fonti: l’acqua dei laghi sotterranei nelle saline, di cui un esempio sono il Cile e l’Argentina oppure dalla roccia nelle miniere, come accade in Australia. In Brasile, si presenta in depositi di pegmatite localizzati principalmente nella Valle dello Jequitinhonha, specificatamente tra i comuni di Itinga e Araçuaí.

Lo sfruttamento delle risorse minerarie della regione ebbe inizio nel XVIII secolo mentre i primi minerali contenenti litio furono scoperti negli anni ’50 del Novecento. Già a partire dagli anni 70, la zona era responsabile per la maggior parte della produzione brasiliana di minerali di litio, usati soprattutto nell’industria del vetro e della ceramica. Negli anni 80, viene fondata la Companhia Brasileira de Lítio (CBL), che fino ad ora è rimasta l’unica azienda brasiliana produttrice di concentrati e composti chimici del litio che si occupa di tutta la catena produttiva.

La CBL è un’impresa totalmente brasiliana e, a partire dal 2018, partecipata al 33% dal governo statale del Minas Gerais. Possiede un’unità estrattiva denominata “Mina da Cachoeira” nella valle del fiume Piauí, affluente dello Jequitinhonha, a est del comune di Araçuaí e un impianto di trasformazione a Divisa Alegre. Oltre alla produzione di litio per usi convenzionali e rivolta al mercato interno, l’azienda ha recentemente manifestato l’intenzione di entrare nei mercati più tecnologicamente avanzanti per cui sono necessari processi industriali più innovativi.

Tuttavia, il progetto che, secondo il Financial Times, promette di rendere il Brasile conosciuto a livello internazionale come produttore di litio di alto livello è quello di una società canadese, Sigma Lithium Resources, che opera nel paese attraverso la controllata Sigma Mineração.

Sigma ha come principale azionista il fondo di private equity A10, che detiene il 70% dell’impresa, di cui fanno parte in qualità di partners anche vari dirigenti della stessa Sigma. Tra i soci di minoranza troviamo BlackRock, il fondo di investimento più grande del mondo, Bradesco Asset Management e il gruppo industriale sudamericano Votorantim. L’azienda è in possesso di diritti di estrazione per un’area di 18 mila ettari sempre nella zona tra Araçuaí e Itinga, cedutigli nel 2014 dalla Companhia Arqueana de Minérios e Metais. Quest’ultima era attiva nella zona dagli anni ’70 ed effettuava estrazioni di vari minerali, parte delle quali sono poi state dichiarate illegali. L’azienda non disponeva, infatti, di autorizzazioni valide per estrarre e commercializzare le risorse e si è resa quindi responsabile di danni all’ambiente e al patrimonio pubblico.

In questa stessa area, Sigma sta sviluppando il progetto “Grota do Cirilo”, il maggiore del Brasile in questo campo. Si tratta di una miniera a cielo aperto di rocce pegmatitiche ricche di spodumene, il minerale in cui il litio è contenuto, con uno dei più bassi livelli di impurità al mondo. Il progetto, le cui tempistiche sono state ritardate a causa della pandemia, è articolato in due fasi: la prima nel deposito “Xuxa”, che è la riserva principale, con inizio operazioni atteso per fine 2021 e una produzione di 220 mila tonnellate per anno di concentrato di litio. La seconda fase comincerà nel 2023 con il coinvolgimento di un secondo deposito “Barreiro” che determinerà un aumento di produzione fino al doppio. Già soltanto la prima fase consentirebbe a Sigma di piazzarsi tra i maggiori produttori di litio al mondo.

Per quanto riguarda i finanziamenti del progetto, la società mineraria ha ottenuto un prestito di 45 milioni di dollari dalla banca Société Générale, che rappresentano la maggior parte delle risorse necessarie per iniziare la costruzione dell’unità, stimate a 74 milioni. A questi si sommano 10 milioni di capitale proprio raccolti sulla borsa di Toronto e 27 milioni ottenuti dalla vendita anticipata di un terzo della produzione annuale al gruppo giapponese Mitsui nell’arco di sei anni. Secondo dichiarazioni fatte nel 2018 dal presidente della sussidiaria brasiliana, Itamar Resende, il litio sarà praticamente tutto esportato poiché non esistono per il momento fabbricanti nazionali di batterie di litio. In aggiunta a Mitsui, infatti, Sigma è in trattative con i fornitori cinesi di litio di Tesla e con altre case automobilistiche produttrici di veicoli elettrici.

Nella regione oltre alla CBL e la Sigma, sono presenti anche altre imprese, come la canadese Emerita Resources Corp e la Elektro Lithium Mining, i cui progetti sono ancora nelle fasi iniziali. In ogni caso, in seguito alla scoperta dei nuovi giacimenti le richieste di autorizzazioni sono aumentate di più di dieci volte: sembra che anche in Brasile sia iniziata la corsa al litio.

LITIO VERDE

A giugno 2019, Sigma ha ottenuto dal Consiglio Statale per le Politiche Ambientali del Minas Gerais i permessi ambientali per la costruzione e l’installazione dell’impianto per la produzione commerciale di litio per un periodo di sei anni. L’amministratore delegato della Sigma, Calvyn Gardner, ha parlato della sostenibilità del progetto definendolo “un progetto di estrazione mineraria verde e lavorazione pulita del litio“. Mentre la direttrice di strategia, Ana Cabral ha sottolineato l’importanza che i principi e le pratiche ecologicamente responsabili del progetto hanno rivestito nell’attrarre investitori focalizzati su industrie ESG, un sistema di rating che valuta gli investimenti in base alla sostenibilità in ambito ambientale, sociale e di governance.

Secondo la Sigma, infatti, il progetto userà le più avanzate tecniche di estrazione sostenibile. Il 90% dell’acqua usata nei processi sarà riciclata e l’energia verrà dalla vicina centrale idroelettrica di Irapé. L’impianto utilizzerà l’accatastamento a secco dei rifiuti, una tecnologia importata dall’Australia, quindi senza la costruzione di una diga in modo da evitare una ripetizione di disastri ambientali come quelli di Mariana e Brumadinho. Per ottenere la licenza ambientale, Sigma ha anche presentato una serie di programmi di sostenibilità focalizzati sull’ambiente e la comunità locale, come riforestazione, servizi sanitari e altre iniziative per incentivare lo sviluppo sociale. A febbraio 2019, l’impresa ha poi ricevuto una concessione valida per 10 anni per l’uso di acqua da parte dell’ANA (Agência Nacional de Águas) che la autorizza a prelevare fino a 150 metri cubi di acqua per ora dal fiume Jequitinhonha, totalizzando quindi 3.600 metri cubi al giorno (3.600.600 litri/gg).

Inoltre, ciò che l’impresa vuole enfatizzare è il fatto che tutta la catena di produzione del litio è sostenibile poiché l’uso finale del minerale sarà la costruzione di batterie elettriche.

Tuttavia, secondo il Movimento dos Atingidos por Barragens (MAB), movimento popolare brasiliano nato alla fine degli anni ’70 con l’obiettivo di organizzare le vittime della costruzione di dighe per la difesa dei loro diritti, la realtà è ben diversa.

Le testimonianze degli abitanti delle comunità vicine all’area in cui opera attualmente la CBL raccontano che quando il vento trasporta fino alle loro case il particolato derivante dal materiale di rifiuto accatastato, il corpo si ricopre di una polvere “simile a brillantini”. Nonostante, l’acqua di lavorazione sia riciclata, in caso di straripamento del bacino di decantazione è possibile che il contenuto finisca nel vicino fiume Piauí. La CBL è già stata denunciata dall’Associação Rio Piauí Vivo per aver contaminato il fiume con prodotti chimici e residui esplosivi. L’impresa ha inoltre tentato di appropriarsi tramite la pratica del grilagem (land grabbing) di un’area più ampia ed è stata fermata solo grazie all’opposizione delle organizzazioni e comunità locali.

Per quanto riguarda il progetto della Sigma, nell’area maggiormente interessata, individuata nel raggio di 1,5 km, sono presenti 27 proprietà con 73 abitanti che saranno interessate direttamente dagli impatti fisici dell’attività di estrazione mentre sempre in prossimità si trovano altre quattro comunità, che contano più di 2000 persone. Le conseguenze che la popolazione rischia di subire a causa delle attività estrattiva sono riportate nella perizia con cui è stata concessa l’autorizzazione ambientale: espulsione di famiglie dalla propria terra, alterazioni temporanee della qualità e volume d’acqua, erosione e contaminazione del suolo, inquinamento dell’aria e acustico, alterazioni nella fauna e flora locale, aumento dell’incidenza di malattie respiratorie e casi di tumore, pressione sul sistema viario e cambiamento dei modi di vita della popolazione locale. Nelle città in cui operano grandi imprese minerarie inoltre si riscontra un aumento del costo della vita e dei tassi di violenza, prostituzione e stupro. La contropartita dovrebbe essere lo sviluppo socioeconomico della regione, la creazione di occupazione assieme ad una serie di misure di monitoraggio e mitigazione per limitare i danni dell’operazione.

Il MAB cita anche il tentativo della Sigma di ottenere una concessione per analizzare l’area di preservazione ambientale denominata Chapada do Lagoão, che è considerata come “il serbatoio d’acqua” della regione per la sua capacità di immagazzinare l’acqua piovana e rifornire i corsi d’acqua circostanti, fondamentali per la vita delle centinaia di famiglie che vivono nel territorio. L’area è poi ricca di biodiversità e di piante medicinali e da frutto che le comunità del luogo utilizzano per uso personale e come fonte aggiuntiva di reddito.

La regione dello Jequitinhonha è una zona semiarida con scarse precipitazioni e periodi di siccità prolungati e nel corso degli anni i letti del fiume Jequitinhonha e dei suoi affluenti si sono progressivamente ridotti causando innumerevoli difficoltà per le comunità circostanti. In questo contesto, l’opportunità di realizzare un’attività estrattiva che rischia di prosciugare una sorgente naturale di acqua è stata oggetto di grande dibattito. Questa decisione è l’esempio delle contraddizioni vissute dalla popolazione di una regione che storicamente è stata espropriata, sfruttata e stigmatizzata come povera.

IL LITIO È DELLO JEQUITINHONHA

In aggiunta alla sostenibilità, i dirigenti della Sigma evidenziano i vantaggi del progetto per la regione della Valle dello Jequitinhonha in termini fiscali e di creazione di posti di lavoro. Allo stesso tempo, però, l’impresa beneficerà di esenzioni e incentivi fiscali, tra le quali una riduzione del 75% sull’imposta del reddito delle società per 10 anni, nell’ambito di un programma di sviluppo economico della Sudene, un ente governativo che si occupa di stimolare la crescita economica del Nord-Est del Brasile. Dal punto di vista dei benefici economici, i sindaci dei comuni interessati riceveranno anche 265 milioni di reais (circa 40 milioni di euro) in royalties minerarie per i primi 14 anni.

Per quanto riguarda i posti di lavoro, le cifre dovrebbero aggirarsi attorno alle 300 persone direttamente impiegate nella prima fase. Sebbene ci si aspetti che il 75% sia mano d’opera locale, in un primo momento alcune risorse umane, in particolare quelle più qualificate, dovranno essere importate da altre regioni o stati.

Ad agosto 2019, nel corso di una riunione a Itinga tra i sindaci di 17 comuni della Valle dello Jequitinhonha, funzionari del governo federale e statale e rappresentati dell’impresa, si è discusso della possibilità della creazione di un parco industriale in modo che la regione possa partecipare all’intera catena di produzione del minerale. Le condizioni affinché questo polo industriale diventi realtà sono state individuate in questioni logistiche e infrastrutturali, come la costruzione di un gasdotto e una connessione alla rete ferroviaria oltre che ad ulteriori incentivi fiscali, in aggiunta a quelli della Sudene. La speranza dei sindaci è, infatti, quella di attirare le aziende che producono le batterie al litio ed altri dispositivi elettronici per fare sì che i benefici della produzione rimangano nella regione e contribuiscano allo sviluppo locale, evitando quindi di ripetere l’esempio di altre ricchezze della regione che venivano e ancora vengono esportate altrove, come i diamanti o il granito.

In questa situazione, il ruolo del potere pubblico è fondamentale per l’effettiva realizzazione degli auspicati benefici per la regione. Per questo, il recente annuncio del governatore dello stato che la prima fabbrica di cellule di batteria di litio-zolfo del mondo sarà costruita a Juiz de Fora, nel sud del Minas Gerais, è stato accolto con indignazione.

Il progetto è dell’impresa britannica Oxis Energy, partecipata al 10% da un fondo di investimento del governo del Minas Gerais. La produzione, che sarà destinata all’industria dei veicoli elettrici, della difesa e a quella aerospaziale, dovrebbe iniziare nel 2023 generando 100 posti di lavoro. La principale spiegazione data dal governo per la scelta di Juiz de Fora ha a che vedere con la localizzazione geografica della città visto che il litio usato nella fabbrica verrà dal Regno Unito, attraverso il porto di Rio de Janeiro. La CBL, infatti, che per il momento è ancora l’unica impresa commercialmente attiva nell’area non produce la tipologia di litio corretta. Inoltre, il trasporto del materiale fino allo Jequitinhonha sarebbe pericoloso.

Vari esponenti della politica e delle comunità locali nonché specialisti nel campo dell’ingegneria e delle geoscienze si sono espressi contro questa decisione, sottolineando la mancanza di investimenti pubblici nella regione. Un deputato ha criticato la mancanza di dialogo da parte del governo statale con i movimenti sociali, i sindaci e la popolazione locali. Ha poi ribadito che la regione avrebbe il potenziale umano, tecnico e accademico per l’installazione della fabbrica in un futuro prossimo ma le sue ricchezze continuano ad essere sfruttate solo per l’esportazione lasciando gli abitanti a farsi carico del degrado ambientale. La questione è stata dibattuta lo scorso giugno in un’udienza pubblica dell’assemblea legislativa del Minas Gerais.

Nel corso dell’incontro, una rappresentante del movimento “O Lítio é do Jequitinhonha” (il litio appartiene allo Jequitinhonha) ha rivendicato azioni ambientali e socioeconomiche in sostegno della popolazione della Valle da parte del governo e delle aziende coinvolte, rammaricandosi che “malgrado tutta la ricchezza naturale della regione, continuiamo ad essere come dei mendicanti seduti su sacchi d’oro”.

Così come è già successo in passato con altri modelli di sviluppo, l’estrazione mineraria viene motivata con le opportunità di sviluppo per la Valle dello Jequitinhonha, conosciuta come “Valle della Miseria”. In realtà le risorse naturali, culturali e sociali sono sfruttate per gli interessi di una minoranza nelle cui mani si concentrano redditi e proprietà mentre le disuguaglianze non vengono mai sanate. Negli anni 60, gli investimenti si concentravano nell’allevamento estensivo per poi passare, negli anni 70, alla riforestazione con la monocoltura di eucalipto destinata all’industria siderurgica. In entrambi i casi, gli effetti sull’occupazione sono stati minimi mentre le disparità sociali e i danni ambientali non hanno fatto che aumentare. Ora è la volta del litio.

Articolo redatto da Federica del Missier, servizio civilista del CeVI in Brasile.