Le ONG, che un tempo erano lodate incondizionatamente e a volte persino eccessivamente, hanno cominciato ad essere viste come associazioni a delinquere, criminali e senza scrupoli.

Il clima di odio e di diffidenza verso i migranti ha portato l’opinione pubblica a pensare che le Organizzazioni Non Governative siano colluse con gli scafisti, che cerchino di guadagnare sulla tragedia dell’immigrazione nel Mediterraneo; è stata messa in atto una vera e propria campagna di delegittimazione, che punta a colpire ed indebolire le realtà della Società Civile, non-profit, associazioni, Organizzazioni di Volontariato.

Sono proprio questi enti, però, che rappresentano un baluardo di civiltà contro l’avanzare dei nazionalismi e degli estremismi, degli atteggiamenti di intolleranza e di indifferenza verso i più deboli, chi non ha voce e forza per difendersi.

Con la legge 125 dell’11 agosto 2014 sono state introdotte delle radicali novità nel mondo della cooperazione internazionale: tra le altre cose è stato chiesto di fare sistema ai vari enti, che abbiano o che non abbiano fine di lucro, che siano governativi o non governativi.

Da una parte privati sono entrati prepotentemente nel mondo della cooperazione, sollevando interrogativi e problematiche, dall’altra lo Stato Italiano ha introdotto questo settore come parte integrante della propria politica estera. Il rischio di guardare ai paesi in via di sviluppo con uno sguardo paternalistico, come luogo selvaggio in cui portare civiltà e progresso, è più che mai vivo.

Un’estrema conseguenza di questo tipo di atteggiamento è una nuova forma di colonialismo: la dipendenza dall’aiuto e dagli investimenti dell’Occidente, che esporta, assieme al proprio denaro ed alle proprie tecnologie, anche il proprio modello economico, azzerando di fatto l’empowerment delle comunità locali.

Solo la collaborazione delle ONG, che da anni si impegnano in un’ottica di sviluppo orizzontale nato dal dialogo e dallo scambio di competenze, può proporre una cooperazione diversa.

È più che mai necessario che le Organizzazioni Non Governative, ed in generale tutte le realtà non profit, continuino ad essere, con le loro competenze ed esperienze, degli interlocutori autorevoli della cooperazione; è vitale una contro-narrazione, che non si perda in inutili e sperticati elogi, ma che dia conto della realtà nella sua complessità.

E noi tutti siamo chiamati a farci carico di questa contro-narrazione.

In gioco c’è molto di più della credibilità delle associazioni, non possiamo perdere questa mano. 

Articolo scritto da Veronica Rossi,  membro del consiglio direttivo del CeVI e da sempre impiegata attivamente in varie realtà del territorio locale e nazionale.