Il progetto dal titolo “Miglioramento dell’alimentazione e della generazione di reddito famigliare nella zona di Emdibir attraverso un approccio di genere alle attività agricole” di durata biennale è organizzato in  partenariato con l’Associazione Mission Onlus (partner proponente), Università di Udine – DI4A (Dipartimento di Scienze AgroAlimentari, Ambientali e AnimalI)  Emdibir Catholic Secretariat (EmCS) e St. Anthony’s Catholic Technical College.

L’obiettivo del progetto è quello di contribuire a migliorare le condizioni di vita delle famiglie guidate da donne nei villaggi, in particolare proponendosi di aumentare la produttività dei raccolti e dell’allevamento migliorando la capacità di reddito e la dieta delle famiglie grazie all’introduzione di varietà orticole nuove o poco conosciute, il miglioramento dell’allevamento e degli animali e l’accesso all’acqua.

Il progetto si realizza nei villaggi di Yerezeb, Yetarak e Sefer, nella woreda di Cheha, zona del Guraghe, regione dell’SNNP (Southern Nations, Nationalities and People) in Etiopia.

L’ insicurezza alimentare persiste nel paese, e molte famiglie rurali perdono i loro mezzi di sussistenza a causa della siccità e della perdita dei raccolti.

La woreda (distretto) di Cheha è una delle 12 woreda della zona del Gurage e la sua capitale, Emdibir, è situata 185 km a sud ovest da Addis Abeba.

Le principali culture dell’area sono ensete (falso banano), teff (cereale tipico dell’Etiopia con cui si produce un pane chiamato Ingera), frumento, orzo, sorgo, fagioli, piselli, cavolo, taro, cavoli, legumi, diversi tuberi e radici, patate mentre il chat (pianta con un principio attivo che provoca stati di eccitazione e di euforia), lo zenzero e il peperoncino e il caffè sono coltivate come culture da reddito. Le pratiche agronomiche tradizionali sono molto elementari, fatto che mantiene la produzione sotto il livello di sussistenza.

Secondo il profilo di sostentamento della zona molte delle famiglie in povertà riescono a produrre solo il 40-50% del loro fabbisogno alimentare annuo. In generale, la maggior parte delle famiglie riesce a coprire solamente 5-6 mesi all’anno con la loro produzione. Secondo l’ufficio di sviluppo agricolo della woreda circa il 70% delle famiglie non riesce a coprire il proprio consumo alimentare senza un supporto esterno.

Data la relativa vicinanza alla capitale molte persone vi si trasferiscono in cerca di fortuna. Circa 24.635 abitanti in età lavorativa, che rappresentano il 20% della popolazione totale, sono emigrati per sfuggire alla carenza di cibo e per trovare altre fonti di reddito. Nel Kebelè coinvolto dal progetto più del 33% della popolazione attiva è emigrata nei distretti confinanti o ad Addis Abeba in cerca di lavoro. Tutto ciò aggrava la migrazione dalle zone rurali e crea una estrema pressione demografica sulle città.

Le maggiori cause di insicurezza alimentare sono:

  • Mancanza di input agricoli (sia tecnici che materiali) le comunità non riescono ad accedere a metodi agronomici migliorati e ad un supporto tecnico che li sostenga. L’area ha un potenziale non sfruttato per la produzione di patate e cereali ma non accede a varietà migliorate di cereale e tuberi.

  • Mancanza di capitali per investimenti in l’agricoltura: tra i principali problemi evidenziati dalle comunità, è la mancanza di fondi per investimenti in agricoltura, sia a livello familiare che a livello comunitario. Tale problema deriva essenzialmente da una economia di sostentamento che non lascia spazio al risparmio.

  • Patrimonio zootecnico limitato e assenza di razze selezionate: la zona avrebbe notevoli potenzialità per lo sviluppo dell’allevamento data la disponibilità di ampie aree di pascolo. Tale potenzialità si scontra con un patrimonio zootecnico di scarso valore produttivo e con la carenza di foraggio durante la stagione secca.

  • Periodi di grave siccità e mancanza di irrigazione: durante la stagione secca, in particolare da ottobre a febbraio, le coltivazioni e le produzioni calano drammaticamente. Inoltre, le capacità di stoccaggio sono limitate con conseguente aumento dei prezzi.

  • La dieta della popolazione rurale è molto povera e monotona: la dieta risulta poco variata perché nel Gurage essa è basata principalmente sull’Ensete. Della pianta viene utilizzato il fusto sfibrato e fermentato. Ne risulta un piatto povero di valori proteici e composto essenzialmente da amidi. Per migliorare la dieta è quindi necessario introdurre prodotti orticoli e di allevamento facilmente gestibili per la popolazione.

Per indirizzare questi problemi il progetto ha previsto attività volte al miglioramento delle coltivazioni orticole, a pieno campo e da frutto delle famiglie beneficiarie.

A tal proposito il team di progetto seguirà ogni singola beneficiaria nella coltivazione di un orto famigliare e di alcune colture a pieno campo su terreni adiacenti alle abitazioni.

Questa fase sarà preceduta da una attività presso i terreni del St. Anthony TVET College in cui le donne apprenderanno come preparare correttamente le parcelle orticole, come eseguire una corretta concimazione organica del terreno e come eseguire una corretta semina o trapianto di semenzali.

Sempre presso la scuola verrà realizzato un semenzaio per la produzione di piantine orticole da distribuire poi alle donne.

Ad ogni famiglia verranno forniti semi selezionati o piantine per il trapianto di cavoli, pomodori, cipolle, peperoni, carote, barbabietole, costa, zucchine. Verranno prodotte delle semplici dispense in lingua amarica, con molte immagini in modo da renderle fruibili alle beneficiarie che ne riceveranno copia in modo da poterle consultare al bisogno. Le formazioni verranno tenute dai tecnici del team di progetto e da esperti del ufficio di sviluppo agricolo della woreda.

 

Uno dei principali handicap nel miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie rurali è l’impossibilità di coltivare durante la stagione secca che va da ottobre a marzo.

L’attività di formazione e l’aumento della produttività delle singole famiglie beneficiarie porterà ad un incremento della produzione ed ad un surplus produttivo che permetterà un maggiore reddito per le famiglie, proveniente dalla vendita dei prodotti nei mercati locali.
Per ottimizzare la vendita dei prodotti ed i prezzi ottenuti è necessario un accesso ai mercati organizzato svolto in modo cooperativo e non singolo. l’accumulo delle produzioni permetterà la vendita a grossisti o in mercati più remunerativi di quello di Emdibir.

L’introduzione di nuovi alimenti nella dieta rappresenta un momento critico in quando le abitudini alimentari sono tra le più difficili da cambiare. Per questo l’introduzione di nuove varietà orticole richiede anche la sperimentazione della loro preparazione e cottura per adattarle alle tradizioni culinarie locali.

 

Grazie al sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia: 

Regione FVG

 L.R.19/2000.

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