35 anni fa rimasi folgorato sulla via degli Etruschi (nel 1985 si celebrava in Italia il loro anno); decisi di lasciare la Romagna solatia, il liscio che ho sempre odiato e la piadina per venire a lavorare in una delle zone meno abitate del Paese, la provincia di Grosseto, la terza per bassa densità dopo Sassari e Aosta.

Poi ci sono stati 25 anni di estero, lontano dal Belpaese.

Dopo il blocco degli ultimi 3 mesi passati a Ravenna (dopo tutto con le radici non si scherza …) si imponeva un ritorno dagli Etruschi, ospite di amici tedeschi registi della storica serie televisiva Una Casa in Toscana.

Qui sono a giugno, sulle colline maremmane, di fronte alle pendici occidentali del monte Amiata, con i ricordi letterari di Eugenio Montale.

Qui il distanziamento fisico e sociale è largamente praticato da secoli (malaria e altri avvenimenti) e i decessi da Covid 19 sono stati molto contenuti, per il basso concentramento abitativo, nonché per i controlli accurati della Regione Toscana.

Nella provincia di Grosseto ci sono stati negli ultimi decenni insediamenti di immigrati dall’Albania, Macedonia e Bosnia, dopo i pastori sardi degli anni ’70, con famiglie al seguito.

Gli uomini hanno sostituito i locali nei lavori del taglio del bosco e nella produzione tradizionale del carbone da legna; i loro bambini hanno permesso di mantenere aperte alcune scuole primarie nei paesi collinari, come Castel del Piano, Roccastrada, Civitella Marittima, Arcidosso, Santa Fiora, spopolatisi dopo la chiusura delle miniere della zona e la partenza di molti residenti verso la costa e altre parti d’Italia.

La pace agreste qui è però interrotta dai voli pomeridiani degli aerei militari della base di Grosseto, che su questi cieli fanno rumorose e continue esercitazioni.

Questo mi fa pensare istintivamente a due cose: la prima è ricordata da Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano “40 anni fa, il 27 giugno 1980, finiva in mare, al largo di Ustica, il DC 9 Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo, che seppelliva nel Tirreno i corpi di 81 vittime e l’onore della Aeronautica Militare italiana, inghiottito dai flutti neri, dalle bugie dei generali, dai documenti nascosti, dai depistaggi”; (il centro radar di Poggio Ballone, con i suoi misteri, è a pochi chilometri da qui).

La seconda cosa viene trattata da Manlio Dinucci e don Renato Sacco di Pax Christi su il Manifesto dei giorni scorsi e riguarda i famigerati e discussi F 35, con la spesa militare che comporta il loro acquisto come armi da guerra (almeno 14 miliardi, quasi 150 milioni di euro l’uno) in tempo di pandemia.

Quanti posti letto si possono finanziare ? Quanti respiratori ? Quante mascherine ?

In Italia c’è una sola ditta che produce respiratori polmonari, a fronte di ben 231 fabbriche di armi (da Cameri in giù).

Personalmente trovo aberranti e ipocriti gli inviti alla donazione di offerte da parte dei cittadini per la emergenza pubblica, quando la spesa per le armi raggiunge queste cifre.

Si può proporre una moratoria di almeno un anno sulle spese militari ?

Questi sono i pensieri che affiorano nella testa di chi scrive queste notizie dall’Amiata: se il Paese che deve ripartire è rappresentato dalla finale di Coppa Italia (Juve-Napoli) con lo stadio deserto e animazioni di finto pubblico sugli spalti, allora resto qui con gli Etruschi.

Ultima notazione: se per fare emergere gli “invisibili” che raccolgono come schiavi frutta e verdura nei campi italiani uno dei loro sindacalisti (Aboubakar Soumahoro) si deve incatenare a una panchina di Villa Pamphili, a che servono e per chi sono i cosiddetti Stati Generali ?

Maurizio Masotti

22 giugno 2020