Il CeVI in Etiopia

Il CeVI ha iniziato le sue attività nell’area di Emdibir nel 2011 come partner di un progetto di cooperazione finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e proposto dal partner locale Embdibir Catholic Secretariat.  La collaborazione istituita tra il CeVI e il partner locale si è poi rafforzata nel corso delle missioni annuali in loco. 

Attualmente collaboriamo alla realizzazione di due progetti nella regione delle Nazioni, Nazionalità e Popoli del Sud (SNNPR) volti al miglioramento dell’alimentazione e della generazione di reddito familiare, con sostegno particolare alle donne agro-imprenditrici e ai giovani. Il ruolo del CeVI riguarda in particolare la formazione in agricoltura locale, la gestione dell’equipment locale e le azioni di comunicazione e disseminazione del progetto in Italia.

La sicurezza alimentare e le pari opportunità

In un territorio così vasto come quello etiope, colpito negli ultimi anni da numerosi periodi di siccità e dalla mancanza di investimenti privati diffusi e infrastrutture pubbliche, è fondamentale mobilitare le comunità in un processo di auto-sviluppo, consentendo agli abitanti rurali di prendersi cura del benessere della propria comunità.

L’Etiopia è uno dei cinque paesi africani con il più alto numero di persone in stato di denutrizione contando ben 32 milioni di persone in tale stato. Per affrontare il problema dell’ insicurezza alimentare il paese sta sviluppando diversi programmi nelle zone rurali a favore delle famiglie più vulnerabili. Il governo sta facendo degli investimenti in particolare attraverso un programma di rete di sicurezza produttiva e una crescita economica guidata dall’agricoltura.

L’Etiopia è un paese con un alto potenziale agricolo, per il clima, per la fertilità dei suoli e per le notevoli risorse idriche, ma questo potenziale va perduto per i repentini cambiamenti meteorologici e la sempre minore affidabilità dell’alternanza stagione secca e stagione delle piogge. Quindi l’insicurezza alimentare persiste nel paese, e molte famiglie rurali perdono i loro mezzi di sussistenza a causa della siccità e della perdita dei raccolti.

In SNNPR abita un 1/5 della popolazione etiope (circa 12/14 milioni) ed è la regione con il maggior numero di gruppi etnici e linguistici. Essa presenta tutti gli ambienti esistenti in Etiopia: altopiani, midlands, pianure e pascoli. La zona si caratterizza per un’alta densità abitativa, uno dei principali problemi per i piccoli produttori, che possiedono minuscoli appezzamenti di terra incapaci di garantire produzione sufficiente al fabbisogno famigliare. Secondo il servizio statistico nazionale la popolazione di Cheha è stimata in 123.265 abitanti. Molti villaggi sono densamente popolati e caratterizzati da due file di case con uno spazio aperto di 30/40 cm come spazio comunitario e strada di accesso e comunicazione con altri villaggi. 

Il progetto W4C- “Women for community – Sostegno alle donne agro-imprenditrici per il benessere di tutta la comunità”.

Il progetto dal titolo “Women for community – Sostegno alle donne agro-imprenditrici per il benessere di tutta la comunità”, di durata annuale, è organizzato in partenariato con il Comitato europeo per la formazione e l’agricoltura onlus CEFA (partner proponente), l’Arca di Noè società cooperativa sociale, l’Ethiopian catholic church social and development commissione branch coordination office of Emdibir eparchy e la Fondazione l’Albero della vita Onlus.

L’obiettivo del progetto è sostenere il benessere della comunità e la sicurezza alimentare con particolare attenzione alle donne e ai bambini, agendo sulle produzioni agricole di circa 90 donne, e sull’educazione alimentare per favorire una nuova consapevolezza del valore del cibo, del lavoro agricolo, dell’uguaglianza di genere e della protezione sociale per 1100 minori.

Il progetto si realizza nei villaggi di Deneb, Yetarak e Sefer nella woreda (distretto) di Cheha, zona del Guraghe, regione dell’ SNNP (Southern Nations, Nationalities and People) in Etiopia e nella regione Emilia Romagna in Italia, dove verrà assicurata la sensibilizzazione dei cittadini sul rapporto tra sicurezza alimentare migrazione, usando il cibo come legame culturale.

L’ insicurezza alimentare persiste nel paese, e molte famiglie rurali perdono i loro mezzi di sussistenza a causa della siccità e della perdita dei raccolti.

Le principali culture dell’area sono ensete (falso banano), teff (cereale tipico dell’Etiopia con cui si produce un pane chiamato Ingera), frumento, orzo, sorgo, fagioli, piselli, taro, cavolo, taro, cavoli, legumi, diversi tuberi e radici, patate mentre il chat (pianta con un principio attivo che provoca stati di eccitazione e di euforia), lo zenzero e il peperoncino e il caffè sono coltivate come culture da reddito. Le pratiche agronomiche tradizionali sono molto elementari, fatto che mantiene la produzione sotto il livello di sussistenza.

Il progetto toccherà trasversalmente tutte le attività, dalla formazione tecnica su produzione e lavorazione dei prodotti, all’offerta di possibilità produttive ed economiche per le tre cooperative femminili coinvolte. Il ruolo della donna verrà sostenuto anche attraverso attività di child protection che includono formazione e capacity building per staff e insegnanti in tema di nutrizione, salute e sensibilizzazione e workshop sulla preparazione di pasti equilibrati. Si intende dare alle produttrici la possibilità di avviare e gestire attività generatrici di reddito che permettano loro di migliorare la qualità di vita.

Uno dei principali handicap nel miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie rurali è l’impossibilità di coltivare durante la stagione secca che va da ottobre a marzo. A marzo – aprile sono attese le piccole piogge, seguite da un periodo di siccità che va da aprile – maggio fino a fine giugno – inizio luglio, quando inizia la stagione delle piogge, che normalmente si protrae fino a fine settembre.

 

La disponibilità di acqua durante la stagione secca permetterebbe un altro raccolto, soprattutto di prodotti orticoli, dando un notevole impulso al reddito famigliare ed alla disponibilità di cibo per la famiglia. Nei villaggi si vanno affiancando alle capanne in paglia delle case con il tetto in lamiera che si prestano a fungere da superficie di raccolta dell’acqua piovana.

Si intende replicare, adattando al contesto etiope l’esperienza nell’implementazione di sistemi di stoccaggio, conservazione e gestione comunitaria dell’acqua piovana già sperimentati in Bolivia e l’Alta  Valle dello Jequitinhonha (Stato del Minas Gerais), in Brasile nel progetto “Triangoli nell’acqua” (Finanziato lr 19/2000, 2014-2016) e che ha portato inter alia alla costruzione di 11 Mini-dighe per la raccolta per l’acqua piovana per usi irrigui in Brasile; alla costruzione di 12 cisterne per la raccolta per l’acqua piovana per usi domestici ed irrigui, nonché alla formazione delle comunità locali (ca 3800 persone) nei processi di gestione delle scarse risorse idriche. Si prevede pertanto una missione in Etiopia di un esperto brasiliano del CAV nel corso della quale saranno organizzate delle sessioni tecniche di formazione, prima con il team di progetto dell’EmCS e con i tecnici del woreda e successivamente con gli abitanti dei villaggi coinvolti.

Le sessioni di formazione della comunità locale, realizzate a maggio 2018, hanno trattato i seguenti argomenti:
(a) tecnologie adattive di raccolta dell’acqua;
(b) stoccaggio, conservazione e igiene dell’acqua;
(c) modalità di gestione e condivisione collettiva delle risorse;
(d) uso delle tecnologie ed educazione ambientale.

Nei villaggi dove è difficile l’accesso ai corsi d’acqua questa tecnica permetterebbe, laddove si individuino tetti adatti, di raccogliere sufficiente acqua da permettere la coltivazione di una superficie orticola adeguata ai bisogni di una famiglia media.
In alternativa a questa tecnica sarà possibile scavare dei piccoli bacini di raccolta rivestiti da una membrana plastica per garantirne l’impermeabilità.

Assieme al team locale di progetto, ai tecnici della woreda e ai consulenti del CeVI e CAV verrà valutato nel singolo caso
quale sia la soluzione più idonea tra quelle prospettate.
Il villaggio di Sefer si trova abbastanza vicino a dei corsi d’acqua perenni, C’è quindi la possibilità di attingere l’acqua durante la stagione secca con l’uso di una motopompa riempiendo una cisterna dalla quale sarà possibile irrigare gli orti. Ciò assicura un doppio raccolto e quindi un significativo aumento del reddito famigliare oltre alla possibilità di una dieta più ricca per le famiglie.
La gestione del sistema irriguo sarà affidato all’Associazione delle donne del villaggio che si avvarranno della consulenza e accompagnamento dei tecnici dell’EmCS.

Verrà designata una persona responsabile dell’impianto che sarà formata sull’uso e sulla manutenzione ordinaria dell’impianto. Le beneficiarie pagheranno una quota per i costi di gestione e di carburante in modo da garantire la sostenibilità economica dell’impianto.

In queste settimane è stata ultimata la costruzione delle prime cisterne per la raccolta e lo stoccaggio dell’acqua piovana destinata all’uso irriguo realizzate con un sistema di grondaie , come potete vedere dalle fotografie qui sotto.

Iniziativa realizzata grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna: