Sapete di cosa si tratta? Se no, continuate a leggere.

Il 30 aprile la Corte di giustizia dell’Unione europea si è pronunciata sul funzionamento del meccanismo di arbitrato internazionale (ICS- Investment Court System) contenuto nel CETA.

Ricordiamo che il CETA è un  accordo commerciale, già parzialmente attivo, tra Unione Europea e Canada che prevede l’abolizione dei dazi e l’abbattimento delle cosiddette barriere non tariffarie (normative che ostacolerebbero l’attrazione degli investimenti).

Secondo quanto previsto, un’impresa che vedrà lesa la propria aspettativa di profitto dalla legislazione da uno Stato potrà chiedere risarcimento allo Stato stesso, a prescindere dal fatto che le normative introdotte siano favorevoli dell’ambiente, della salute pubblica e in generale del benessere dei cittadini.

Secondo questo principio è più importante tutelare l’attrazione degli investimenti (e i profitti delle multinazionali) che il principio di benessere sociale e ambientale dei cittadini degli stati membri. 

La Vattenfall fece causa allo stato tedesco per la decisione di uscire dal nucleare in seguito al disastro di Fukushima chiedendo ingenti somme di denaro. A maggio 2017 la società petrolifera britannica Rockhopper ha intentato una causa contro l’Italia36, dopo il rifiuto dello stato  di concedere al progetto Ombrina Mare la concessione per estrarre petrolio nell’Adriatico abruzzese entro le 12 miglia marine.  

Esempi sono facili da trovare, essendo inserita la clausola dell’arbitrato già in molti accordi internazionali.  Il profitto può essere leso con l’inserimento di farmaci generici, la lotta al fumo, la previsione di tutele ambientali e così via.

Nel 2017 il Belgio ha inoltrato una richiesta affinché la Corte di Giustizia si pronunciasse sulla legittimità di questo sistema arbitrale e ohimè, secondo la Corte, esso è compatibile con il diritto europeo.

Per fermare l’avvio di tale meccanismo di risoluzione delle controversie l’unica possibilità è la mobilitazione della società civile e il CEVI invita i cittadini a mobilitarsi sottoscrivendo la petizione promossa da diverse organizzazioni del mondo civico europeo, a gennaio 2019, che ha superato in poche settimane il mezzo milione di firme 

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