Il fenomeno dell’analfabetismo resta il problema principale per i bambini ivoriani. 

Nel 2019 il ministro dell’Educazione nazionale dell’Insegnamento tecnico e della Formazione professionale, Kandia Camara, ha annunciato di volerne fare una causa nazionale, rendendo l’alfabetizzazione l’obiettivo principale del Piano Nazionale per l’Educazione 2019-2024.

Un aumento del tasso di alfabetizzazione negli ultimi anni, che è passato dal 43,908% nel 2014 al 47,165% nel 2018, si contrappone all’analfabetismo che resta un fattore strutturale di inerzia e che rende difficile ogni dinamica di sviluppo economico e sociale, sia a livello individuale che a livello di comunità nazionale[1]. Che cosa quindi impedisce alla popolazione ivoriana di poter superare almeno la soglia del 50% di alfabetizzazione?

  Le debolezze del sistema scolastico sono di vario genere, in particolare si riscontra un’insufficienza quantitativa e qualitativa nel servizio di offerta dell’alfabetizzazione, il quale non è in grado di rispondere ai bisogni reali e concreti dell’intera popolazione. 

Le risorse nazionali destinate all’alfabetizzazione non sono ancora abbastanza e in più mancano dati statistici aggiornati in grado di rendere possibile un monitoraggio e una valutazione veramente efficaci e proficui.

Ai livelli istituzionali e giuridici più alti, si constatano dei limiti nelle scelte politiche e soprattutto negli approcci messi in campo: non è stata infatti ancora attuata alcuna strategia politica e sociale che preveda un’azione permanente sul territorio e soprattutto che dia importanza al percorso di post-alfabetizzazione, il quale rappresenta però la vera sfida dell’alfabetizzazione. I programmi di alfabetizzazione risultano scarni e quindi poco efficienti e le loro condizioni di messa in opera restano limitate a causa dei deficit finanziari[2].

  Di quali strumenti quindi il sistema scolastico ivoriano si è dotato per combattere queste debolezze e quali azioni ha messo in campo? Il Governo[3] promette di istituire un quadro istituzionale favorevole ad una educazione e una formazione di qualità a tutti i livelli. Si doterà inoltre di infrastrutture e attrezzature di base adeguate e soprattutto in numero sufficiente rispetto alla popolazione. Migliorerà la qualità della gestione e del monitoraggio del sistema scolastico attraverso un miglioramento delle capacità della mobilizzazione delle risorse, dell’efficacia dei meccanismi di regolazione e di protezione sociale e attraverso la messa in opera di una procedura di valutazione a tutti i livelli.

Infine, concentrandosi primariamente sul fenomeno dell’alfabetizzazione, ne migliorerà l’offerta dando priorità alle attività comunitarie, attraverso l’apertura di numerosi centri nelle scuole primarie del Paese. Inoltre il Governo si impegna a selezionare con cura e attenzione personale competente e qualificato e ne formerà di nuovo, gestendo e rivedendo i vari programmi, definendo il materiale pedagogico, sperimentando nuovi metodi di alfabetizzazione attraverso l’utilizzo di dispositivi digitali, incentivando il miglioramento delle performance del personale e incoraggiandolo a proseguire le loro attività di volontariato e infine si doterà di un sistema di partnership con attori non istituzionali, quali ONG nazionali e non,  per sopperire alle esigenze specifiche della popolazione.

  Saranno sufficienti quindi le misure prese per realizzare l’obiettivo previsto per il 2025 di un tasso di alfabetizzazione del 65%?

 Come volontaria del servizio civile nazionale con il CeVI, ho avuto la possibilità di vedere con i miei occhi il funzionamento del sistema scolastico ivoriano. Partecipando infatti al progetto Tous à l’école ![4],ho avuto modo di fare visita a diverse strutture scolastiche della città di Daloa e interagire con gli educatori sociali dei ragazzi. Ciò che è emerso dai nostri dialoghi è in effetti una conferma del quadro sopra esposto. I giovani ivoriani riscontrano ancora tante difficoltà nel leggere e scrivere in francese, in parte per questioni culturali visto che nell’ambiente domestico si tende a parlare più nelle lingue locali e si preferisce la tradizione orale a quella scritta, le storie vengono raccontate piuttosto che lette; in parte anche per uno scarso coinvolgimento dei ragazzi nelle attività di lettura. 

Parlando infatti con gli educatori, è emerso che molte scuole non sono dotate di sale di lettura, né tantomeno di biblioteche con libri e racconti messi a disposizione per i ragazzi. Ciò rende quindi molto più difficile il lavoro per gli insegnanti che si trovano privi di quegli strumenti necessari e indispensabili, i libri appunto, per stimolare l’interesse dei ragazzi e promuovere la lettura in generale. Per tali ragioni penso che offrire ai ragazzi la possibilità di partecipare a corsi extra-scolastici o di doposcuola, in cui possono svolgere sia attività ludico-ricreative che didattiche, tra cui quindi anche la lettura e la scrittura, possa essere un buon metodo per incentivare e promuovere un’alfabetizzazione effettiva e duratura. 

Ciò si tradurrebbe in tempo e attenzioni a loro dedicati, mettendoli sulla buona strada per sviluppare quella passione per la lettura e la continua voglia di imparare che li accompagnerà per tutto l’arco della loro vita.

Articolo di Elena Luariola, servizio civilista in Costa D’Avorio.


Fonti e proposte di approfondimento:

[1] Plan Sectoriel Education/Formation 2016-2025, p. 22.

[2] Ivi, p. 28.

[3] Ivi, p. 46.

[4] link del progetto.