Il 15 giugno si è concluso il progetto “Yakuta Tantana”, co-finanziato dalla Regione FVG e dalla Tavola Valdese. Yakuta Tantana nella lingua indigena quechua significa “Raccogliere l’Acqua”.

L’intervento ha fatto perno sulla captazione dell’acqua piovana come principale strategia per far fronte alla scarsità d’acqua.

A Cochabamba ci sono 170 scuole, il 30% delle quali si trova nella zona sud. Queste ultime, situate nei popolosi quartieri peri-urbani della città, stanno affrontando gravi problemi di rifornimento d’acqua che comportano rischi per la salute degli studenti e quindi compromettono il loro diritto a ricevere un’educazione in condizioni igienico sanitarie minimamente accettabili (SEMAPA, 2016).

Il Servicio Departamental de Salud (SEDES) della Bolivia ha inoltre denunciato un aumento del tasso di denutrizione degli alunni delle scuole primarie di Cochabamba negli ultimi due anni, come conseguenza della cattiva alimentazione e della crisi idrica che ha colpito la Bolivia nel 2016.

Per contribuire a risolvere questi problemi, il progetto ha messo in campo le seguenti strategie: (1) aumentare la disponibilità di acqua per i servizi igienici e gli usi produttivi nelle scuole attraverso la costruzione di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana costruite con la metodologia brasiliana e (2) migliorare l’alimentazione scolastica attraverso l’auto produzione in orti biologici.

Sono state quindi costruite 21 cisterne per la raccolta dell’acqua piovana di 52.000 litri ciascuna in undici scuole situate nelle periferie di Cochabamba.

La costruzione dei sistemi di raccolta dell’acqua è preceduta dalla riflessione e analisi delle cause e le conseguenze della scarsità d’acqua come racconta Oscar Olivera della Fundacìon Abril : “a partire dalla spiegazione delle cause della scarsità d’acqua e della mancanza di efficacia delle risposte dello Stato nel garantire l’acqua alle scuole, miriamo a generare un processo di discussione, un processo di riflessione e un processo educativo che rafforzi la coesione e l’organizzazione sociale nelle scuole e comunità”.

La costruzione di infrastrutture per la raccolta dell’acqua piovana è stata inoltre accompagnata da attività di formazione sull’agricoltura biologica.

In sette scuole sono stati istallati orti biologici, concepiti come strumenti pedagogici, irrigati con l’acqua piovana.

Insegnando a seminare, compostare e irrigare, il progetto ha spinto gli studenti, i professori ed i genitori degli studenti a riflettere su come ricostruire relazioni più armoniose con l’ambiente e come modificare gli stili di vita verso un modo di vivere e mangiare più sostenibile.

Secondo Oscar, la raccolta dell’acqua piovana allevia la necessità d’acqua nelle scuole, “ma genera allo stesso tempo un nuovo spazio educativo negli orti scolastici. I sistemi di raccolta dell’acqua e gli orti scolastici possono rompere alcuni modelli comportamentali come l’individualismo.

L’orto permette di seminare anche altri valori … è punto d’incontro, permette di agire collettivamente e mettere in discussione l’ethos educativo moderno che spinge i giovani studenti a diventare ingranaggi di un sistema “nefasto”.

Articolo redatto da Stefano Archidiacono, cooperante e responsabile cooperazione in Bolivia.

Per le splendide fotografie di ringrazia Margherita Tezza, cooperante in Bolivia.