A marzo noi volontarie del CeVI siamo partite alla volta del Brasile per iniziare la nostra esperienza di servizio civile universale con il progetto “Agricoltura familiare e sovranità alimentare nella Valle dello Jequitinhonha”, presso il Centro de Agricultura Alternativa “Vicente Nica” (CAV).

Il viaggio dall’Italia verso l’Alta Valle dello Jequitinhonha, e più precisamente la città di Turmalina, in cui si trova la sede operativa del CAV, è lungo e tortuoso: più di 12 ore di volo per Belo Horizonte con scalo a San Paolo e poi 10 ore di autobus.

Le prime giornate sul posto sono state una sorta di full immersion nelle attività del CAV. Abbiamo infatti partecipato alla riunione annuale di valutazione e programmazione. Questa si è svolta nel corso di tre giorni nell’ “area rurale” del CAV in cui oltre ad una famiglia di agricoltori che coltiva la terra circostante, sono presenti una sala riunioni e un refettorio. Questa modalità di riunione è originale, non è da tutti infatti ritrovarsi in mezzo alla natura per giornata intere per discutere e riflettere sull’operato della propria organizzazione. Allo stesso tempo, è un’idea molto efficace poiché permette di astrarsi dal trantran quotidiano, rimettere a fuoco gli obiettivi e ricalibrare le strategie.

In questa occasione abbiamo avuto l’opportunità di conoscere in maniera approfondita non solo gli ambiti di azione dell’organizzazione ma anche il personale che vi lavora e che è composto da agronomi, ingegneri forestali e ambientali, agricoltori ed esperti del settore organizzativo e delle scienze sociali. L’affiatamento e la complicità tra i membri del gruppo erano palpabili così come la passione per il loro lavoro e la competenza.

Gli assi di impegno e di intervento del CAV sono molti ma tutti contribuiscono a migliorare la vita e ampliare il ventaglio di opportunità disponibili per i piccoli agricoltori rurali della regione.

L’accesso e la gestione dell’acqua è uno degli ambiti storici di azione del CAV attraverso iniziative a tutela delle risorse idriche e ambientali, sviluppando e diffondendo conoscenze, tecnologie sociali e tecniche di produzione appropriate al clima e alle condizioni della regione. Esempi sono l’implementazione di tecnologie per la captazione e lo stoccaggio dell’acqua piovana e azioni per il recupero e la conservazione delle sorgenti. Questi interventi sono stati attuati grazie a diversi programmi e progetti promossi anche dal CeVI; tra i quali, il “Progetto Biodiversità” finalizzato al recupero della biodiversità e ad una gestione sostenibile in termini ambientali, economici e sociali dell’ecosistema del Cerrado. Ultimamente il CAV ha iniziato anche ad agire anche sulle cause della scarsità di acqua che non sono solo da imputare al clima semiarido della regione ma anche lo sfruttamento indiscriminato dell’ambiente, tramite, ad esempio, le monocolture di eucalipto.

Un altro settore in cui il CAV opera è quello dell’agroecologia, della produzione organica e dell’assistenza tecnica e formativa all’agricoltura familiare. Il CAV è l’ente di riferimento nella regione per la certificazione organica dei prodotti dell’agricoltura familiare, tramite il Sistema Partecipativo di Garanzia (SPG). Si tratta di un sistema fondato sulla partecipazione e sulla responsabilità condivisa tanto dagli agricoltori che dai consumatori e che si ispira a principi di orizzontalità, fiducia, trasparenza, dialogo ed equità. Uno dei passi determinanti per il successivo sviluppo dell’agricoltura biologica è stato il progetto “Sementi del Sapere”, promosso dal CeVI nel 2018-19, che ha permesso la raccolta, sistematizzazione e conservazione di 132 varietà autoctone di diverse specie coltivate, la costruzione e gestione di due “Case delle sementi” e la sensibilizzazione e mobilitazione di numerose famiglie per la conservazione delle varietà.

Una terza questione è quella della parità di genere: l’impegno in questo ambito è trasversale e permanente, poiché non è circoscritto a progetti specifici, ma è sotteso ad ognuna delle attività del CAV. L’obiettivo della parità di genere, tanto importante quanto difficile da raggiungere, specialmente in un contesto rurale in cui la cultura patriarcale e machista è ancora radicata, è innanzitutto una risposta ai problemi di salute, di accesso ai servizi e di limitata coscienza dei propri diritti, vissuti dalle donne. Inoltre, viene messa in pratica una strategia di empowerment basata sulla maggiore partecipazione sociale e su l’incremento della autonomia femminile attraverso la valorizzazione del lavoro delle donne nell’agricoltura familiare e nelle reti di artigianato.

Il CAV ha inoltre contribuito alla creazione di una Scuola Famiglia Agricola (EFA), basata sulla metodologia dell’alternanza con l’obiettivo di integrare le nozioni e le tecniche apprese a scuola con quelle acquisite dai genitori attraverso la tradizione e l’esperienza diretta sul campo. Lo scopo è per permettere alle figlie e ai figli degli agricoltori rurali di ricevere una formazione che valorizzi le loro realtà di provenienza. Un’altra iniziativa riguarda la creazione della Cooperativa di Apicoltori della Valle dello Jequitinhonha per rafforzare la catena produttiva del miele della regione e ampliare gli sbocchi commerciali del prodotto. Infine, un altro programma ben rodato, in quanto esiste fin dalla fondazione del CAV nel 1994, è il Fondo Rotativo Solidale, uno strumento di credito che ha lo scopo di rispondere ad esigenze di finanziamento di piccoli progetti produttivi soprattutto nell’ambito dell’agricoltura familiare.

È evidente che queste attività toccano molteplici ambiti (agrotecnico, sociopsicologico, educativo, finanziario) e per questo, in termini di possibilità di apprendimento, è un’opportunità unica. Svolgere il servizio civile in una realtà simile è estremamente stimolante e non importa quali siano la formazione di provenienza o gli interessi del volontario perché c’è qualcosa per tutti i gusti!

Purtroppo, nel nostro caso, la pandemia ha interrotto prematuramente l’esperienza sul campo. Il nostro progetto di servizio civile è però proseguito in smart working. In questa situazione di lavoro da remoto, il punto di forza del progetto è la relazione di lungo periodo tra il CeVI e il CAV che ci ha consentito di mantenere una buona comunicazione anche a distanza. Le attività che stiamo svolgendo ci stanno permettendo di restare in contatto costante con il CAV, di continuare ad approfondire le nostre conoscenze rispetto alla realtà brasiliana anche se in maniera più teorica che pratica e di dare il nostro contributo al lavoro del CAV e del CeVI.

Articolo di Federica Del Missier, servizio civilista del CeVI in Brasile.