Subito dopo il nostro arrivo a Turmalina, le notizie dall’Italia si sono fatte sempre più preoccupanti. Con l’annuncio del lockdown che, tra le altre cose, ha bloccato la partenza della nostra compagna di viaggio che avrebbe dovuto raggiungerci di lì a poco, abbiamo compreso fino in fondo la serietà della situazione e le incertezze rispetto alla nostra permanenza in Brasile sono iniziate. Nonostante questo, abbiamo cominciato a conoscere la realtà del luogo e il personale del CAV che ci ha accolto con grande entusiasmo.

Così mentre compravamo accessori per la casa, piantavamo alberi nel giardino, ci appassionavamo sempre di più alle attività del CAV e facevamo progetti e programmi per il nostro lavoro, non potevamo ignorare l’apprensione per gli sviluppi della situazione in Italia, la diffusione del virus a livello globale e in particolare in Brasile. Infatti, due settimane dopo il nostro arrivo, misure di isolamento e distanziamento sociale simili a quelle italiane sono state imposte anche nel Minas Gerais. La volontà di essere d’aiuto al CAV e alla comunità locale in questa situazione di difficoltà si andava però a scontrare con i rischi sanitari e la nostra ancora scarsa conoscenza del posto e della lingua. Quindi siamo rimaste chiuse a casa in attesa riflettendo, a momenti alterni, che “avremmo dovuto aspettarcelo” o che “nessuno avrebbe potuto prevederlo”.

Quando il rientro anticipato è diventato una certezza, svuotando gli armadi che avevamo appena finito di riempire, abbiamo scherzato amaramente che si trattava solo di una prova generale di servizio civile così quando saremmo tornate avremmo saputo meglio cosa mettere in valigia. Il dispiacere per la brusca interruzione della nostra avventura misto all’incertezza e alla preoccupazione per l’evoluzione della pandemia in Italia, in Brasile e nel mondo ci ha accompagnato durante il lungo viaggio di ritorno.

Da quando abbiamo lasciato Turmalina, la situazione in Brasile è purtroppo significativamente peggiorata, i numeri dei contagi e delle vittime aumentano in maniera esponenziale mentre il presidente Bolsonaro continua a comportarsi in maniera irresponsabile negando la gravità della situazione e rifiutandosi di prendere le misure necessarie a livello nazionale. In questi giorni, il virus sta arrivando anche nelle zone rurali e nelle aree più isolate e i primi casi sono stati ufficialmente confermati anche nella Valle dello Jequitinhonhna.

Nel frattempo, è passato un mese da quando abbiamo ripreso il nostro progetto di servizio civile seppur rimodulato e in smart working. Le attività che stiamo svolgendo ci stanno permettendo di restare in contatto costante con il CAV, di continuare ad approfondire le nostre conoscenze rispetto alla realtà brasiliana anche se in maniera più teorica che pratica e di dare il nostro contributo al lavoro del CAV e del CeVI. Per quanto riguarda il futuro e una possibile ripartenza, tutto rimane incerto ma spero che la breve esperienza in Brasile sia stata solo un piccolo assaggio di quello che sarà e non di quello che avrebbe potuto essere.

Federica Del Missier