La Banca mondiale ha definito l’istruzione il settore prioritario per combattere la povertà.

Sono stati fissati due obiettivi: 1) garantire che tutti i bambini ricevano un’istruzione di base adeguata; 2) che i laureati siano, sia in quantità che in qualità, in linea con le richieste dell’economia. Il mercato del lavoro non ha la capacità di assorbire chi riesce a completare gli studi superiori e almeno il 40% dei laureati deve accontentarsi di lavori che non hanno una relazione con i loro studi.

Nel decennio 1990 – 2000 si sono incrociate due variabili importanti: – il PIL è diminuito dal 19,5% al 16,3%; – la popolazione ha avuto un aumento annuo del 3,5% (crescita naturale ma anche forte immigrazione, circa 1,2 milioni). Tutto ciò ha avuto come conseguenza inevitabile un PIL pro capite diminuito del 22%. In questo contesto, il paese ha comunque mantenuto la priorità per il finanziamento scolastico, 32,5% della spesa pubblica nel 2000, un valore superiore a quello osservato nella maggior parte dei paesi della regione, ma leggermente inferiore ai primi anni del decennio, 36,6%.

Nonostante i buoni propositi, le difficoltà sono numerose e nel 2000, solo il 65% dei bambini in età scolastica ha avuto accesso all’istruzione primaria; e di questi, appena il 49% di loro è riuscito a completarla. Purtroppo, alle volte i bambini sono costretti ad abbandonare la scuola poiché i benefici attesi dalla frequenza non superano i costi e i sacrifici affrontati.

Il governo ivoriano tenta di reinserire questi bambini nel sistema educativo in quanto è necessario aver convalidato almeno 6 anni di scuola per garantire la conservazione dell’alfabetizzazione in età adulta: difatti, l’81% degli adulti di età compresa tra 22 e 45 anni può leggere correttamente se ha completato sei anni di scuola elementare in gioventù; dopo 3 anni d’istruzione ci riesce invece solo il 35%. Purtroppo le bambine raramente ripetono l’anno dato che hanno un beneficio meno percepito anche in futuro, considerando il loro destino nelle attività domestiche.

Negli ultimi trent’anni, il tasso degli studenti ripetenti è rimasto stabile: 24% in primaria, 18% in secondaria inferiore e 19% in secondaria superiore, constatando che ripetere l’anno è una caratteristica strutturale del sistema. Se si calcola l’efficienza dell’investimento risulta che il 35% delle risorse mobilitate per l’istruzione è stato sprecato, di cui due terzi sono dovuti agli anni ripetuti.

Nelle zone rurali spesso capita, però, che le scuole non abbiano la possibilità di offrire una continuità educativa a livello locale fino alla fine del ciclo: in queste condizioni, sarebbe più appropriato dire che è la scuola ad abbandonare i bambini, piuttosto che i bambini ad abbandonare la scuola.

Un ulteriore problema che deve affrontare il sistema educativo ivoriano è l’impatto dell’AIDS. Nel 2000, il tasso dei malati è stato stimato del 10,8% da UNAIDS nella popolazione adulta dai 15 ai 49 anni. Alla stessa data, la percentuale di orfani in età scolare (7-12 anni) a causa dell’AIDS è stimata intorno al 4,7%, circa 115.000 bambini

che molto probabilmente non hanno ricevuto alcuna istruzione a causa della loro situazione familiare. E se si considera anche un solo genitore morto di AIDS, si arriva a 205.000 bambini che non hanno possibilità di andare a scuola.

Anche i professori sono colpiti dalla malattia e si può stimare che un equivalente annuale di circa 400 insegnanti non possa fornire il loro servizio; un numero più o meno equivalente muore prematuramente ogni anno, aumentando così la necessità di sostituzione e, di conseguenza, di assunzione e formazione.

Il sistema educativo ivoriano è caratterizzato da notevoli disparità. Le possibilità di scolarizzazione non sono uguali per tutti i giovani in base al genere, regione e area – urbana o rurale – di residenza. Il tasso di scolarizzazione, varia dall’86% in Agnéby (82% in Abidjan) a meno del 40% nelle regioni di Bafing, Savanes e Worodougou. Se circa il 75% dei giovani di Abidjan o Yamoussoukro hanno accesso al CP1, questo vale solo per meno del 50% dei giovani delle regioni di Khorogo, Odienné e San Pedro. Se analizziamo il genere, osserviamo che il 71% dei ragazzi ha accesso al CP1, contro solo il 58,5% delle ragazze.

Per quanto riguarda la disponibilità di servizi educativi, nelle aree rurali, il 18,1% della popolazione in età scolare non ha una scuola nella località di residenza; e maggiore è la distanza, minore è l’effettiva iscrizione. Pertanto, quando è presente una scuola in loco, il tasso medio di iscrizione è del 60% mentre è solo del 43% se la scuola è a 2 o 3 km di distanza; scende ulteriormente al 21% se i bambini devono percorrere tra 5 e 10 km per andare a scuola. È quindi chiaro che la scuola, sia per le ragazze che per i ragazzi, soffre della distanza per essere raggiunta e che oltre 2 km la situazione è davvero molto difficoltosa per i bambini.

Spesso capita che questi ultimi, durante la scuola elementare, debbano lasciare il loro villaggio per andare in una scuola situata in un altro villaggio perché la scuola locale non si può permettere la continuità educativa fino al CM2. In 5 regioni più del 20% degli iscritti al CP1 non possono completare il ciclo nella loro scuola: Bas-Sassandra (San Pedro, 20%), Savanes (Khorogo, 21%), Bafing (23 %), e in particolare Worodougou (39%) e ancora di più, Denguélé (Odienné, 64%). Complessivamente, in tutto il paese è ancora il 12% dei nuovi iscritti al CP1 a trovarsi in una situazione in cui la continuità educativa, fino alla fine del ciclo non è garantita.

Nel 2000 il 18,1% dei bambini non ha una scuola nella località di residenza, quindi è costretto a percorrere una distanza fino a 10 km per poter godere del diritto all’istruzione. Spesso però maggiore è la distanza, minore è l’effettiva iscrizione. Pertanto, quando è presente una scuola in loco, il tasso medio di iscrizione è del 60% mentre è solo del 43% se la scuola è a 2 o 3 km di distanza, il 21% se i bambini devono percorrere tra 5 e 10 km per andare a scuola.

A distanza di 20 anni la situazione ….

Nel 2020, solo il 65% dei bambini in età scolastica ha avuto accesso all’istruzione, e il 49% di loro ha completato l’istruzione primaria. L’abbandono scolastico è molto frequente date le difficoltà economiche, sanitarie e di mobilità. A soffrirne maggiormente sono le bambine, essendo il loro futuro dedito ai lavori domestici.

Articolo redatto da Diana Dianu, servizo civilista del CeVI in Costa D’Avorio.